Tavia is already at odds with the world, forced to keep her siren identity under wraps in a society that wants to keep her kind under lock and key. Nevermind she’s also stuck in Portland, Oregon, a city with only a handful of black folk and even fewer of those with magical powers. At least she has her bestie Effie by her side as they tackle high school drama, family secrets, and unrequited crushes.
But everything changes in the aftermath of a siren murder trial that rocks the nation; the girls’ favorite Internet fashion icon reveals she’s also a siren, and the news rips through their community. Tensions escalate when Effie starts being haunted by demons from her past, and Tavia accidentally lets out her magical voice during a police stop. No secret seems safe anymore—soon Portland won’t be either.

2021 RHC, Task 17: Leggi un libro YA scritto da un*autorǝ nerǝ con un personaggio principale nero e che non parla di Black pain

Questo romanzo è stata una delusione per almeno tre motivi: ora, siccome penso che due di questi dipendano dall’altro, iniziamo da questo più macroscopico. A Song Below Water non sembra essere letteratura. Il che è un’affermazione del cavolo perché, be’, cosa sarebbe la letteratura? Menti più brillanti della mia si sono cimentate nella ricerca di una definizione, senza approdare a nulla di definitivo, quindi ai fini di questa modesta recensione manterremo le cose sul facile: la letteratura è una rileborazione di realtà e pensieri sotto forma di parole scritte.

Ecco, A Song Below Water sembra la descrizione della realtà della discriminazione raziale con l’aggiunta di qualche fronzolo fantasy a mascherare il fatto che manca totalmente di quella rielaborazione che fa un romanzo. Niente esemplifica meglio questa mancanza del fatto che Morrow ha deciso di affiancare l’elemento sovrannaturale – l’esistenza delle sirene – a quello razziale, facendo di entrambi un motivo di discriminazione. Ma che senso ha aggiungere il fantastico in questo genere di storia se non è funzionale a rielaborare la nostra realtà per smacherarne la discriminazione razziale?

Anzi, descrivere l’esistenza delle sirene come fattore di discriminazione ulteriore non fa altro che depotenziare il messaggio di Morrow, perché parla di discriminazione razziale come se stesse scrivendo un articolo in occasione di Black Lives Matter, appesantendo inutilmente il romanzo, visto che in questo modo blocca l’avanzare della storia per metà libro, ma non sfrutta davvero l’idea brillante che aveva avuto, cioè quella di associare il silenziamento del potentissimo e temutissimo canto delle sirene all’invisibilizzazione delle persone nere.

Da questa carenza letteraria derivano gli altri due difetti: il primo riguarda l’assoluta mancanza di fatti rilevanti per oltre metà romanzo. Morrow racconta molto e mostra poco, il che finisce per annoiare a morte e ho la sensazione di aver impegato mesi solo per leggere le prime centoquaranta pagine. L’altro difetto dipende dal fatto che l’autrice ha deciso di trasformare le sue protagoniste, Tavia ed Effie, in due comparse da pubblicità progresso, rendendole praticamente interscambiabili. Siccome i loro punti di vista si alternano, ogni tanto dovevo fare mente locale per ricordarmi chi stesse parlando: non proprio il massimo.

Non sono di quelle contrarie alla letteratura come mezzo per mostrare persone diverse e per insegnare a rispettarle, anzi: penso che sia uno dei tanti ruoli della letteratura, che non è figlia accondiscente della cultura in seno alla quale nasce, ma è ribelle che ama andare a vedere cosa c’è al di là dei confini. Però tematiche importanti meritano bella letteratura: mi aspetto più impegno su questo fronte.