
CW: DCA, violenza psicologica, violenza domestica
Descrizione: Bisogna amare i propri nonni. Questo si è sentita ripetere Alice fin da piccola. Ma quando suo nonno, da poco vedovo, viene a vivere con lei e la madre, la ragazza si rende conto che tale comandamento è inattuabile. Seppur debole e depresso, Andrea esercita su tutta la casa il proprio carattere brutale, portando Marta, la mamma di Alice, a uno stato di totale asservimento. È come se un’intera generazione, con tutti i suoi dettami assurdi e violenti, si fosse insinuata nella vita delle due donne, impestandola di sigarette, imperativi e ricatti. La rabbia di Alice cresce, alimentata dalla brace dei sedici anni. La mamma che conosceva sta scomparendo, e lei si sente impotente: come si fa a liberare qualcuno che non vuole essere libero? Che cos’è veramente l’emancipazione? In un susseguirsi di badanti che vanno e vengono, sbronze liberatorie con gli amici del cuore, litigi con famigliari ciechi e sordi e una fame che non passa mai, Alice comincia a covare desideri bui, a pensare cose che non andrebbero pensate. Il viaggio nel passato della madre, nel paese in cui è cresciuta, e lo svelamento di ciò che ad Alice è sempre stato nascosto risulta un punto di non ritorno: Andrea deve sparire. L’unico modo per affrontare un mostro è diventare un mostro?

Io e questo romanzo non abbiamo iniziato con il piede giusto: mi ha subito infastidita con un uso bislacco delle figure retoriche – per esempio, “procedendo veloci come cinesi”: i cinesi sono più rapidi degli altri esseri umani? – che associo più all’intenzione di un’autorə di voler creare atmosfera piuttosto che al voler aggiungere significato alla situazione descritta. È un modo di scrivere che detesto, lo trovo poco chiaro e inutilmente pesante.
Un altro aspetto che non mi è piaciuto è il continuo affermare qualcosa per poi rettificare, dicendo che non è così che bisognerebbe esprimersi. Credo di aver capito che l’intento dell’autrice fosse quello di sottolineare un effetto distorsivo che il fenomeno influencer ha avuto sull’uso del linguaggio inclusivo da parte deə ragazzə, ma ho trovato che appesantisse tanto la storia senza davvero aggiungere granché.
Di contro Lombezzi ha fatto un grande lavoro nel dipingere le difficoltà di una figlia ad accettare che la madre annulli se stessa per badare all’anziano padre che non ha alcun rispetto per lei o la nipote. Alice vede la madre sfiorire ogni giorno di più sotto i colpi della violenza psicologica del nonno e non riesce a capire perché non si ribelli e lo mandi al diavolo. Perché dare tanto amore a una persona che evidentemente non ricambia?
Tutta la situazione sembra andare contro tutto quello che è stato insegnato ad Alice e per lei sarà molto doloroso e faticoso portare alla luce la verità, che è stata nascosta e manipolata per tanti anni, in modo da controllare, da alleviare i sensi di colpa e da dimenticare. Non possiamo fare una colpa ad Alice per il suo scarso desiderio di diventare adulta: come potrebbe quando ə adultə intorno a lei sono così lontanə da quel modello che sbandierano? Quando il loro mondo sembra anche più angusto e senza vie d’uscita di quello dell’adolescenza?




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