Buon lunedì, prodi seguaci!🐎

Oggi vi lascio una lunga citazione da Storia di Caterina che per ott’anni vestì abiti da uomo di Marzio Barbagli in cui ci racconta di quando una bella fetta d’Europa era convinta che in Italia, in virtù del suo clima caldo, fiorissero impudicizie di ogni tipo, altro che tradizioni cattoliche bacchettone! E tra parentesi, in questa storia dove Caterina per ott’anni vestì abiti da uomo c’è anche un prete che, venuto a conoscenza dei fatti, non si scompose più di tanto dopo lo sconcerto iniziale.

John Cleland si inseriva nel solco di una lunghissima tradizione. Per molto tempo, i popoli che vivevano oltre le Alpi, o quanto meno i loro scrittori, hanno considerato l’Italia la patria di tutte le perversioni sessuali. Già nel Trecento, gli inglesi e i francesi chiamavano la sodomia il «vizio italiano». Nel Quattrocento, i tedeschi usavano il verbo ‘florenzen‘ per dire sodomizzare e il sostantivo ‘Florenzer‘ nel significato di sodomita. Dalla metà del Cinquecento, gli scrittori inglesi introdussero l’espressione ‘back-dored Italians‘ per riferirsi all’uso, tipicamente italiano, dei rapporti eterosessuali anali. A Barcellona, negli ultimi decenni di quel secolo, il caso di due uomini napoletani colti in flagrante mentre avevano rapporti sessuali portò qualcuno a riflettere sulla «perversa razza italiana che viene ad infettarci con qualcosa da cui, per grazia di Dio, la Catalogna è pura». Alla fine del Cinquecento, Pierre de Bourdeville, signore di Brantôme, in un libro sui costumi sessuali dell’aristocrazia del suo tempo, scrisse che le donne di Lesbo, che inclinavano alla «libidinosa voglia di contraffare il maschio», chiamate tribadi, perché usavano «fricare, ossia fregare, confricare a vicenda», erano particolarmente numerose in Italia, oltre che in Spagna, in Francia, in Grecia e in Turchia e che tale pratica era stata «importata» dal nostro paese. Nel 1673, Lord John Wilmot scrisse una poesia dal titolo ‘Signor Dildo‘, secondo la quale almeno il nome di questo strumento di piacere era di origine italiana, ma in realtà esso era stato introdotto nella lingua inglese quasi un secolo prima. Nella seconda metà del Settecento, a Parigi si diceva che le donne si abbracciavano ‘à la florentine‘, quando avevano sentimenti omoerotici.

Descrizione: Il 16 giugno 1743 sulla strada per Siena un giovane servitore in fuga d’amore con la sua bella viene raggiunto dagli inseguitori; ferito da un’archibugiata, morirà pochi giorni dopo. Componendone le spoglie, all’ospedale fanno una scoperta stupefacente: quel garzone già in fama di donnaiolo impenitente è in realtà una donna. Un medico famoso si appassiona al fatto e ne ricostruisce la storia. Caterina Vizzani, questo il suo nome, per otto anni si era finta uomo per poter seguire, al riparo di un’identità maschile, la sua allora illecita inclinazione per le donne. Prendendo le mosse dal circostanziato racconto di questo caso il libro traccia la storia dell’amore fra donne durante gli ultimi tre secoli: di come è stato vissuto ma anche di come è stato interpretato e giudicato dalla religione, dalla scienza, dal diritto.

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