Quando i più oscuri pensieri della quotidiana cronaca nera si sposano con il puro candore delle bianche pagine, dalla loro unione nasce un figlio, la trama. Essa è nera come l’animo del padre, l’orrore, ma innocua come la consistenza della madre, la carta. Se la trama è davvero la figlia dell’orrore e della carta, questo semplice libro, come molti altri prima di esso, ne è solamente una conseguenza.

Questo libro mi è stato gentilmente inviato dall’autrice.

La landa delle strane idee è una raccolta di sette racconti scritti da Valeria Franco, che potete andare a trovare sul suo blog, Viaggi di carta. Si tratta di un’opera d’esordio che presenta diverse ingenuità, ma che contiene anche i semi per lo sviluppo di una penna molto interessante.

La raccolta si apre con Follia, che fa pensare a Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam e ha un piglio sbarazzino che invoglia proprio a proseguire la lettura: ha una struttura che poteva essere organizzata in maniera ancor più efficace, ma nel complesso è molto carino.

Poi abbiamo Nati per vivere, che, al pari di La piccola società dei lavoratori più avanti, mira a tratteggiare delle immagini per lasciare delle impressioni in chi legge: è il tipo di racconto che continua a ronzarti in testa senza bisogno che tu sia consapevole del perché.

Mondo ufficio è forse il racconto che mi è piaciuto meno. L’ho trovato troppo finto, con dei dialoghi artefatti che hanno fatto vacillare la mia sospensione dell’incredulità. Pur apprezzando molto il significato del racconto, mi è sembrato il meno riuscito della raccolta.

Si prosegue con Il lato mortale, uno dei più lunghi de La landa delle strane idee. Questo mi è piaciuto molto: peccato per l’eccessiva mancanza di tridimensionalità dei personaggi, altrimenti sarebbe stato perfetto.

Quindi incontriamo Michele, un piccolo thriller psicologico dalla trama piuttosto comune, ma nondimeno sapientemente scritto.

La raccolta termina con Un eroe lo si riconosce dal cappello e con quel filo di follia che ricongiunge la fine con l’inizio del libro. Questo racconto unisce il difetto di una caratterizzazione debole dei personaggi con dei dialoghi non sempre efficaci, ma ci lascia con l’idea che bene e male continueranno a darsi battaglia e che Valeria continuerà a raccontarcelo.