Buon lunedì, prodi seguaci!🦧

La primavera sta arrivando, nonostante i capricci di marzo, e quindi ho deciso di pigliare dal mucchio due libri per imparare a essere più attenta e rispettosa delle storie e delle esigenze altrui in onore del clima più gentile (si spera): anche se non va più di moda, mi sembra più importante che mai puntare i piedi e rifiutarsi di aderire alla logica della violenza e della prevaricazione.

Divisore rosa con tre fiori alle estremità

Il primo libro pigliato è Scrivi e lascia vivere di Valentina Di Michele, Andrea Fiacchi e Alice Orrù: l’ho scoperto proprio grazie a quest’ultima, di cui seguo la newsletter, Ojalá. Si presente come un manuale molto pratico, pieno di esempi concreti che coprono una vasta gamma di occasioni nelle quali il nostro modo di scrivere può essere reso più inclusivo e accessibile.

Copertina di Scrivi e lascia vivere di Valentina Di Michele, Andrea Fiacchi e Alice Orrù: c'è il disegno di una matita spezzata che poi viene ricomposta legandola con un fiocchetto nero.

Descrizione: L’obiettivo di questo manuale è aiutarti a capire come stanare i pregiudizi inconsapevoli e gli stereotipi e a cambiarli, a trovare parole precise, che evitano la generalizzazione delle frasi fatte e non dividono, che rispettano la natura e le scelte delle persone, che creano una società più democratica e partecipativa. I capitoli sono spesso corredati da paragrafi intitolati “Le parole per dirlo”, brevi vademecum per modificare il proprio linguaggio. Oggi viviamo in società molteplici, che hanno bisogno di narrazioni plurali, capaci di raccontarne le complessità e le potenzialità. Fermarci a riflettere sul linguaggio che usiamo ci aiuta a dare un significato consapevole alle parole, a misurare l’impatto che hanno sulla realtà. Questo libro ti guida nel mondo dei linguaggi inclusivi per compiere prima di tutto un’autoanalisi intima, di te come persona che comunica con altre persone. I primi capitoli ti aiuteranno a inquadrare meglio i temi che trattiamo: cos’è il linguaggio inclusivo e perché sarebbe più opportuno chiamarlo al plurale, come riconoscere stereotipi, pregiudizi e bias cognitivi per scardinare l’ordine comune e condiviso e accogliere il punto di vista altrui, come scrivere e rappresentare il pluriverso e riconoscere il nostro privilegio. I capitoli successivi esplorano alcuni dei temi sui quali il dibattito è più forte: in ognuno trovi una introduzione che ti spiega il tema e i contesti d’uso, una sezione dedicata agli esempi pratici, da ritagliare e usare quando ne avrai bisogno, e dei consigli di lettura, di ascolto o di visione. Partiremo dal linguaggio di genere: trovi tutto quello che ti serve per superare la dicotomia “linguaggio inclusivo = evitare il maschile sovraesteso” e per esplorare il concetto di identità, le dissimmetrie linguistiche, i pregiudizi e gli stereotipi nascosti nelle parole. Parleremo poi dell’abilismo e del linguaggio della disabilità fisica, mentale e sensoriale, e scoprirai che esiste un modo migliore di quello che usiamo oggi per raccontare le persone prima della loro condizione. Passeremo all’ageismo o discriminazione generazionale, per mostrarti che “boomer” non è una parola da usare e che l’età è l’unica forma di discriminazione che colpisce in modo democratico tutte le persone. L’ultimo -ismo che affronteremo è il classismo: qui puoi esplorare i modi in cui il linguaggio esprime i pregiudizi in base alle condizioni sociali ed economiche delle persone. Gli ultimi capitoli sono dedicati all’accessibilità e ai principi di accessibilità legati alla scrittura e al design e ai microcopy inclusivi: puoi usarli se lavori in un ambito digitale o se usi il digitale per lavorare. Un piccolo glossario, ti aiuterà a muoverti fra le innumerevoli definizioni. Ogni capitolo presenta una ricca bibliografia e sitografia finale, ed è doveroso citare tutte le persone che in qualche modo hanno contribuito o che sono state menzionate all’interno del libro: Fabrizio Acanfora, Maria Francesca D’Alessandro, Ngozi Adichie, Mara Pieri, Sambu Buffa, Nadeesha Uyangoda, Giuditta Rossi, Cristina Maurelli, Nathasha Fernando, Nadeesha Uyangoda, Maria Catena Mancuso, Mara Mibelli, Chiara Meloni, Annamaria Anelli, Ruben Vitiello, Marco Tundo, Nathan Bonnì, Lorenzo Bernini, Tristan Guida, Alessandro Sahebi, Michela Calculli, Alma Sabatini, Cecilia Robustelli, Vera Gheno, Alessio Giordano, Franco Bomprezzi, Isabella Baroni, Chiara Pennetta, Roberta Necci, Jacquiline von Houting, Francesca Carpenedo, Alexa Pantanella, Sara Wachter-Boettcher, Andrea Rosales, Jakob Svensson, Costanza Rizzacasa d’Orsogna, Debora Bottà, Carlo Frinolli, Luisa Carrada, Kinneret Yifrah, Michal Halperin Ben Zvi, Liz Jackson. Prefazione di Veronica Fernandes.

Divisore rosa con tre fiori alle estremità

Il secondo libro pigliato è Ascoltare e narrare le vite degli altri di Marina Gellona. Fa parte dei manuali di scrittura pubblicati dalla Dino Audino e magari non contiene informazioni che userò attivamente, ma penso che potrebbe essermi utile per capire se una certa vita altrui è stata raccontata bene o male.

Copertina di  Ascoltare e narrare le vite degli altri. Oltre gli stereotipi, i silenzi, le ingiustizie di Marina Gellona: riporta il disegno di un taccuino con alcuni appunti e le silhouette scure di due persone e una penna appoggiata sopra.

Descrizione: C’è una storia dietro la vita di ogni persona. Ed è fatta di giorni che significano niente ed esperienze che dicono tutto. Narrare le vite degli altri, sottrarle al silenzio, agli stereotipi, a volte all’ingiustizia, è un’arte. E come ogni arte passa per un apprendistato e l’apertura a stimoli coinvolgenti. Prevede alcune competenze, quali la disposizione all’ascolto, l’abilità alla ricerca, la sensibilità per i nodi tematici e per gestire il potere sprigionato dalle storie che restituiscono l’esperienza umana nella forma di un racconto. Diventare narratori e narratrici di storie di vita significa comprendere dei passaggi essenziali: dall’ideazione del progetto fino alla stesura del testo, passando per il patto coi testimoni, lo studio delle domande, il luogo dell’intervista, il confronto con la persona ascoltata. L’autrice, avvalendosi della propria esperienza giornalistica e didattica, presenta un percorso per imparare a restituire la voce di chi ha vissuto o vive esperienze che hanno un valore universale. Ogni tappa del percorso è illustrata nei suoi aspetti principali con numerosi esercizi, proposte di scrittura e spunti tratti dal lavoro di Murakami, Carrère, Erpenbeck, Aleksievič e molti altri. Il libro accoglie inoltre interviste inedite con: Lidia Tilotta, Giusi Fasano, Stefania Miretti e Angelina Spinoni.

Divisore rosa con tre fiori alle estremità

Eccoci qua: sono già allegramente indietro con il piglio, ma son contenta lo stesso perché in questo periodo sto leggendo un sacco di cose belle. E voi? State leggendo cose belle in attesa dell’arrivo ufficiale della primavera? Fatemi sapere!

A presto!🕊️

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