Buon lunedì, prodi seguaci!🌪️

L’estate sta finendo (in questa zona, con una spaventosa tempesta di acqua, vento e grandine gentilmente offerta dalla crisi climatica) e ho pensato di seguire la moda estiva di leggere un giallo: così ho iniziato Sei Quattro di Hideo Yokoyama, che mi terrà compagnia per un po’, visto che ha un bel po’ di pagine.

Mikami non riusciva a mandar giù quella terribile diagnosi. Si era spaventato quando gli avevano mostrato la registrazione dell’incontro con il consulente, ma faceva comunque una certa resistenza ad accettare che lo stato psicologico di Ayumi fosse patologico. Tutti gli adolescenti si tormentano per il proprio aspetto. Magari Ayumi lo faceva un po’ più del normale, no? In effetti, non aveva un visetto grazioso di quelli che attirano i complimenti della gente, e aveva ereditato anche un bel po’ di DNA del padre. Ma non si poteva certo definirla brutta. Chiunque l’avrebbe confermato: Ayumi aveva un viso come quello di tante ragazze, nella media.

“Proprio per questo le dico che è un problema psicologico” aveva risposto il terapeuta. Aveva insistito sulla necessità di accettazione e riconoscimento: la ragazza aveva bisogno che l’accettassero così com’era, e che la riconoscessero come individuo. A Mikami quel discorso era suonato ormai fuori tempo massimo e questo gli aveva fatto passare la voglia di prenderlo sul serio. Era anche arrabbiato. Ayumi aveva mostrato il massimo disgusto per il proprio aspetto, senza risparmiare parole in proposito, di fronte a un perfetto estraneo qual era lo psicologo. La delusione e l’imbarazzo gli provocavano un rigurgito acido e gli toglievano la voglia di parlare con la figlia.

Se Mikami Yoshinobu, il capo ufficio stampa della polizia regionale, potesse trasferire lo sconforto che prova nel corpo di un suo nemico, quest’ultimo stramazzerebbe di schianto per il dolore: sua figlia Ayumi è scappata di casa, a soli sedici anni, e da tre mesi è introvabile.
Questo crime giapponese – paragonato ai romanzi di Stieg Larsson – si apre con una scena all’obitorio dove Mikami, appunto, è stato chiamato per identificare un corpo di ragazza, forse quello della figlia. Che non è, con sollievo dell’ex ispettore. Dolorosi ricordi si fanno strada nella mente del poliziotto riportandolo al 1989, il sessantaquattresimo e ultimo anno dell’era Shōwa, e a un caso che la polizia all’epoca non era riuscita a risolvere. Una bambina era stata rapita e uccisa, nonostante il pagamento del riscatto richiesto. I colpevoli mai trovati. L’impopolare caso Sei Quattro, come era stato chiamato, che da anni ormai aveva steso un’ombra sulla credibilità del dipartimento e delle istituzioni, in una società dove il primo comandamento è quello di <>. Lentamente, in modo inesorabile, la maledizione del caso Sei Quattro riprende la sua forma più spaventosa per attirare nuove vittime nella tenebra.