
Descrizione: Con lucidità e passione, Economia Queer ci rivela in modo nitido il «costo» dell’odio, mostrandoci come fare di tutto perché questo non accada dovrebbe essere interesse della politica e in primis del mondo aziendale: il futuro di una società florida, capace di fare buon uso dei propri talenti passa senz’altro da qui.
Combattere le discriminazioni nei confronti delle persone Lgbt non è solo un fatto morale. È anche un fatto economico: ogni anno, infatti, l’omobitransfobia costa agli stati più di un punto percentuale del Pil. Miliardi, decine di miliardi di euro. Economia Queer ci invita a guardare alle lotte per i diritti civili e l’uguaglianza da una prospettiva inedita: quella del denaro. M.V. Lee Badgett ha passato anni a esaminare i modi con cui leggi persecutorie, atti di violenza diretta o indiretta, pratiche di emarginazione e di isolamento delle persone queer impattano sulla salute e sulle casse delle società, oltre che sulla vita dei singoli. Il risultato è un’analisi articolata e stratificata degli effetti negativi concreti di queste azioni sul mondo del lavoro e della sanità, sui consumi e sulla produzione, sul pubblico e sul privato. Intrecciando studi di settore, dati provenienti da tutto il mondo, ricerche pionieristiche e testimonianze delle persone coinvolte, in quest’opera Badgett dimostra come diritti civili e prosperità siano legati gli uni agli altri e come impedendo a una fetta della popolazione di lavorare al meglio, di esprimere le proprie potenzialità creative e professionali, di vivere una vita sana e di fornire il proprio pieno apporto alla società, l’intera impalcatura economica ne risente.

Immagino che il limite di un approccio economico ai diritti umani sia evidente a chiunque: non è che una persone ha dei diritti (o, peggio, le sono concessi) perché è in grado di portare un contributo economico alla società. Dovremmo sapere molto bene che i diritti nascono con le persone e che impegnarsi a estenderne la portata e la loro effettiva applicazione dovrebbe essere compito di ogni buona società. L’abbiamo scritto pure nella Costituzione, nei principi fondamentali.
Lee Badgett è consapevole dei limiti di un approccio economico alla questione dei diritti umani, e nello specifico delle persone queer, ma pensa che possa essere comunque un aspetto di cui tenere conto nella loro promozione. Dati alla mano, pensa che possa essere utile mettere in evidenza che il non riconoscimento dei diritti non solo impatti sulle vite individuali, ma anche sull’economia in generale, generando un danno collettivo.
Non lavorare per ridurre le disuguaglianze – tutte le disuguaglianze – o, addirittura, aumentarle, di solito non è indice di una società moderna sana: penso di non dovervi spiegare che le discriminazioni sul posto di lavoro, la difficoltà ad avere accesso alla sanità pubblica o l’iter sfiancante per avere unə figliə per una coppia gay colpiscano non solo ə direttə interessatə, ma tuttə noi con fughe di cervelli o impieghi sottoqualificati, aggravamento di situazioni di salute e aumento della spesa sanitaria pubblica e meno figliə.
Sottolineare il peso economico delle discriminazioni può essere d’aiuto, ma non lo userei come argomento principale. Come abbiamo visto di recente, l’economia ha forti legami con la politica e mantenere il privilegio di pochə sarà sempre la sua maggiore preoccupazione in un sistema che premia già chi detiene il potere. L’estensione dei diritti, invece, va in direzione diametralmente opposta e mira a ridurre quel potere (e quella ricchezza) per redistribuirlo più equamente: tenetelo ben presente se leggerete Economia queer.




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