Buon lunedì, prodi seguaci!🚀

Oggi vi lascio una citazione da quel mattone de L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon che sta assorbendo la mia attenzione da settimane. Ho superato la metà libro e la sensazione è quella di aver bisogno di un’altra vita per capire tutto quello che c’è in questo romanzo.

Il declino delle nascite presso gli herero, durante la generazione precedente, era materia di grande interesse nel mondo medico di tutta l’Africa del sud. I bianchi seguivano il fenomeno con preoccupazione, come se si fosse trattato di un’epidemia di peste bovina. Era davvero irritante vedere il numero dei propri sudditi scemare così, anno dopo anno. Che cos’era una colonia senza i suoi indigeni di carnagione bruna? Che divertimento c’era se morivano tutti senza essere sostituiti? Non sarebbe rimasto che un grosso pezzo di deserto, niente più domestiche, braccianti agricoli, manovali, minatori – ehi, ehi, un momento, ma certo, è proprio Karl Marx, quel vecchio furbone razzista sta cercando di defilarsi, i denti stretti e le ciglia inarcate, sta cercando di far credere che sia solo una questione di Manodopera a Basso Costo e di Mercati d’Oltremare… Oh, no. Le colonie sono molto, molto di più. Le colonie sono i gabinetti esterni dell’anima europea, dove uno può calare le braghe e rilassarsi un po’, gustando l’odore della propria merda. Dove uno può piombare ruggendo sulla fragile preda negra, dando fondo alla propria voce, ingozzandosi allegramente del suo sangue. Non è così? Dove uno può semplicemente sguazzare nel fango, accoppiarsi, lasciarsi andare in quelle membra scure e accoglienti, i capelli morbidi e lanosi quanto lo sono i peli dei propri genitali proibiti. Dove il papavero, la canapa e la coca crescono verdi e rigogliosi, non secondo il colore e lo stile della morte, tipici della segale cornuta e dell’agarico bianco, il carbonchio e il fungo originari dell’Europa. L’Europa cristiana è sempre stata sinonimo di morte, caro Karl, di morte e di repressione. Laggiù, nelle colonie, ci si può abbandonare senza ritegno alla vita, alla vita e alla sensualità in tutte le sue forme, senza che questo possa recare alcun danno alla Metropoli, senza insudiciare le cattedrali, le statue di marmo bianco, i pensieri nobili… Non lo verrà a sapere nessuno. I silenzi, laggiù, son così profondi da poter assorbire tutto, anche i comportamenti più degradanti, più bestiali…

Secondo alcuni degli uomini di medicina più razionali, questa diminuzione della natalità fra gli herero andava attribuita a una carenza di vitamina E nell’alimentazione – secondo altri all’utero stranamente stretto e allungato delle donne, una particolarità che rendeva la fecondazione difficile. Ma dietro a tutte queste speculazioni scientifiche, a questo linguaggio razionale, nessun afrikaner bianco era in grado di esprimere a parole l’effetto che faceva… Nel Veld si aggirava qualcosa di sinistro: bastava guardare le loro facce, soprattutto quelle delle donne, allineate dietro i recinti spinati, per capire, senza bisogno di prove razionali, che tutto quello era opera di una mente tribale, una mente che aveva scelto il suicidio… sconcertante, non è vero? Forse siamo stati un po’ ingiusti con loro, forse non avremmo dovuto prendergli il bestiame e le terre… e poi, i campi di lavoro coatto, il filo spinato, le palizzate… forse era un mondo in cui non volevano più vivere. Del resto, è tipico da parte loro rinunciare, strisciar via per andare a morire da qualche parte… Perché non vogliono neppure trattare? Si potrebbe cercare di trovare una soluzione, una soluzione qualunque…

Per gli herero la scelta era stata semplice, o una morte o l’altra: la morte tribale o la morte cristiana. La morte tribale aveva un senso. La morte cristiana nessuno: gli sembrava una pratica religiosa di cui non avevano alcun bisogno. Ma per gli europei, caduti nella Truffa del Bambin Gesù da loro stessi escogitata, ciò a cui stavano assistendo fra gli herero era un mistero impenetrabile, tanto quanto i cimiteri degli elefanti, o i lemming che si lanciavano in mare.

Nell’Inghilterra della seconda guerra mondiale, minacciata dai missili V2, il tenente americano Tyrone Slothrop è dotato di una facoltà tutta particolare: avverte in anticipo la caduta dei razzi grazie all’eccitazione sessuale. Per questa prerogativa viene tenuto sotto controllo dai servizi segreti e dagli scienziati. Avvertendo che contro di lui si sta architettando qualcosa fugge da Londra. Il libro, parabola sulla guerra e la tecnologia, racchiude un profondo significato filosofico ed esistenziale.