Identità sessuale, migrazioni, rapporto tra tecnologia e natura, i grandi temi contemporanei in una narrazione in cui realtà e fantasia non vogliono più distinguersi, perché nel loro mescolarsi nasce uno strumento di massima libertà.
In una Tokyo tropicale e surriscaldata giungono un ragazzo e una ragazza che hanno in comune un passato straordinaio: sono riusciti a sopravvivere su un’isola deserta. Riportati alla civiltà, le loro vite prenderanno strade diverse, ma finiranno per convergere di nuovo nel caos elettrizzante e tossico della capitale giapponese. Assieme vorranno sognare un cammino comune e imporre la loro diversità a un mondo condannato a un doloroso e inarrestabile declino.
Un romanzo di formazione del XXI secolo.

Ho trovato Tokyo Soundtrack un romanzo così strano che mi è molto difficile darvi un’idea di cosa potreste andare a leggere. Stando a quanto afferma l’autore nel post-scriptum all’edizione italiana, ha iniziato a prendere vita nell’ottobre del 2001, dopo che il nuovo millennio del calendario gregoriano non aveva portato né la salvezza né la distruzione e una rabbia informe serpeggiava nel mondo. Furukawa si è quindi dato come obiettivo quello di indagare quella rabbia, anche alla luce dello scovolgimento portato dall’11 settembre: in che razza di era stavamo entrando?

Furukawa identifica tre grandi questioni intorno alle quali vortica la rabbia: la crisi climatica, la crisi del binarismo di genere e la crisi migratoria. Tutti i personaggi di Tokyo Soundtrack hanno a che fare con una o più di queste questioni, che si intrecciano nelle storie in modi diversi e diventano il combustibile della rabbia che esploderà nel finale.

Immagino che, se non sono questioni che seguite e con le quali avete familiarità, mantenere il filo nel marasma narrativo di Tokyo Soundtrack potrebbe essere difficoltoso e farvi venire voglia di lanciarlo dalla finestra. Essendo un romanzo dal piglio sperimentale, è caotico al limite del nonsense, insofferente alla necessità dellǝ lettorǝ di capire cosa sta leggendo e dove sta andando a parare la storia e ribelle a ogni tipo di sintesi (erano necessarie tutte quelle informazioni sulla topografia di Tokyo? No, ma sono lì).

Onestamente, più che all’11 settembre, questo romanzo mi ha fatto pensare al G8 di Genova. Quella rabbia di cui Furukawa scrive in questo romanzo mi sembra ben rappresentata in quello che successe il 20 e 21 luglio 2001 in Italia: la rabbia di veder andare il mondo nella direzione sbagliata, la rabbia di aver cercato invano di fare qualcosa e la rabbia di sapersi torturatз (e uccisi, nel caso di Carlo Giuliani) e vedersene pure scaricata addosso la colpa. Una rabbia che per alcunз è diventata rabbia per un cambiamento che non c’è stato e per altrз rabbia perché questo mondo di merda è ancora qui. E per altrз ancora quella rabbia è diventata solo ulteriore veleno da riversare nel mondo – che tanto peggio di così…

È un romanzo strano Tokyo Soundtrack. Il suo più grande pregio – essere riuscito a fotografare un momento storico particolare e a cogliere questioni in fieri che sarebbero esplose nel giro di vent’anni – è anche il suo grande difetto, perché ha raccolto anche lo smarrimento e il caos del passaggio tra i due millenni. A me è piaciuto, ma mi rendo conto che è bene approcciarsi a questo romanzo senza aver timore di perdersi perché non sempre si riesce a seguirlo nelle sue peregrinazioni.