Jack Christensen ha tutto quello che ha sempre desiderato. È una stella nascente della diplomazia statunitense, l’uomo più giovane a essere stato nominato Ambasciatore degli USA. Diplomatico di carriera appena inviato in un’Ambasciata politicamente interessante in Europa, ha una moglie perfetta, parla cinque lingue e ha tutte le credenziali giuste, eppure manca qualcosa nella sua vita e non sa cosa sia.

Poi Lucas Carlton si presenta con la fidanzata americana a un ricevimento all’Ambasciata. Dalla prima stretta di mano, il giovanotto produce su Jack un’impressione che lo lascia confuso e stranamente insicuro. La posizione di Lucas come collegamento britannico all’Ambasciata americana significa che devono lavorare a stretto contatto e i due uomini hanno difficoltà a negare l’attrazione reciproca, nonostante le loro attuali relazioni.

Quando le loro donne decidono di partire insieme per un weekend, Jack e Lucas iniziano un’appassionata relazione che continua dopo il ritorno delle loro compagne. Gli ambienti diplomatici sono però notoriamente conservatori ed entrambi sanno che la donna giusta al loro fianco può contribuire notevolmente al loro successo. Saranno in grado di fare la scelta giusta nelle loro vite professionali e personali? O dovranno sacrificare l’una per l’altra?

Dopo la lettura di Ci vogliono le palle per essere una donna, avevo bisogno di qualcosa di molto leggero e potenzialmente molto trash per andare avanti con la mia vita di lettrice, così ho iniziato a leggere Diplomazia, che avevo acquistato nel lontano 2013 (leggere in occasione di un acquisto è merce rara da queste parti). Insomma, un romance ambientato nell’ambasciata statunitente in Belgio mi sembrava piuttosto promettente da questo punto di vista. Seguono blandi spoiler.

Allora, io non ho grandi conoscenza in merito a come funzioni un’ambasciata, ma immagino che durante un allarme bomba ci siano dei rigidi protocolli di sicurezza da seguire, in modo che nessunǝ si faccia male e lз professionistз possano lavorare per scongiurare un disastro. Non credo che in queste circostanze sia previsto che l’ambasciatore statunitense (Jack) si faccia il vice responsabile della gestione delle informazioni dell’ambasciata inglese (Lucas) sulla sua scrivania, mentre il suo responsabile della sicurezza tempesta la porta di pugni e lo chiama a gran voce perché lo scemo manco gli risponde per dirgli che sta bene.

Sono anche abbastanza sicura che rapire l’amabasciatore USA in Belgio non sia proprio un atto alla portata di qualunque gruppo criminale: non capisco quindi perché in Diplomazia non si faccia in tempo a leggere che Jack è stato rapito che è già libero. Neanche il tempo di creare un po’ di angst, niente: serve giusto a far sì che i due si separino, ma lo fanno in una maniera così incomprensibile che non so perché Jack non sputi a Lucas non appena si rivedono.

Non riesco a giustificarli nemmeno in nome del Grande Ammore perché questi due sono appassionati e appassionanti quanto lo spot che avverte del passaggio al nuovo standard del digitale terrestre. Mi sono sentita così coinvolta dal loro amore impossibile che ho iniziato a sperare che la moglie di Jack e la fidanzata di Lucas di mettessero insieme e scappassero da qualche parte, generando un mega scandalo.

L’unica cosa che ho apprezzato di questo romanzo – ed è un elemento presente in molti libri di questo tipo – è la premura di mostrare quanto sia crudele l’impossibilità delle coppie omosessuali di avere gli stessi diritti di quelle eterosessuali: non salva Diplomazia dall’infamia, ma mi fa provare molto affetto per questo genere.