”Ciò di cui meno riuscivo a liberarmi era l’idea crudele che, qualunque cosa io avessi visto, Miles e Flora vedevano di più… cose terribilie inimmaginabili che sorgevano dai tremendi spazi che avevano condiviso in passato.” Flora e Miles sono due bambini orfani affidati alle cure di una giovane governante da uno zio che mette a disposizione una sontuosa dimora ma non vuole essere per nessun motivo coinvolto nelle loro esistenze. All’inizio il clima è idilliaco, ma pian piano emergono i fantasmi di servitori passati che sembrano possedere i bambini. La governante ingaggia una lotta disperata contro le presenze maligne mentre si fa strada nel lettore il dubbio che sia solo lei ad avvertirle. In questo romanzo breve del 1898 Henry James coniuga la tradizione del romanzo gotico con un’indagine psicologica finissima.

Il giro di vite racconta una storia di fantasmi e devo dire che la prima volta che uno di loro ha fatto la sua apparizione a una finestra me la sono fatta sotto: sembrava proprio il tipo di romanzo che mi avrebbe riempito di inquietudine e fatto venire la pelle d’oca.

Invece con il proseguimento della lettura al posto del turbamento ho sentito crescere lo sconcerto: questa giovane istitutrice, alla cui cura sono affidatu Flora e Miles, inizia a dire che ci sono due fantasmi che vogliono corrompere e far fare cose terribili alla bambina e al bambino e a imbastire tutta una storia sulla precedente istitutrice e al maggiordomo, che infesterebbero la casa dopo essere mortu in circostanze misteriose.

Solo che queste presenze vengono viste solo dall’istitutrice e non ci sono prove della loro esistenza, e nemmeno della storia torbida che dovrebbe giustificarne la presenza nella casa. So che l’incertezza riguardo alla ricostruzione degli eventi fa parte del fascino di questo romanzo, ma il mio cervello scettico è partito in quarta con la convinzione che la lucidità mentale dell’istitutrice stesse vacillando.

A questo si aggiunge il fatto che il suo rapporto con Miles ha iniziato a sembrarmi più spaventoso di qualunque apparizione soprannaturale e c’è chi ipotizza che l’istitutrice sia una narratrice inaffidabile, i fantasmi una proiezione psicotica e una storia sui danni della repressione sessuale dell’epoca vittoriana.

Immagino sia il tipo di romanzo al quale si dà un’interpretazione diversa in base alle proprie convinzioni e caratteristiche: essendo io molto terra, terra, non riesco a vederci granché di soprannaturale, ma, se lo avete letto, sono curiosa di sapere cosa ve n’è parso a voi.