Una macchina veloce, una costa da raggiungere e una donna alla fine della strada.
Dean e Sal (Neal Cassidy e Jack Kerouac) si mettono in viaggio, animati da una infinita ansia di vita e di esperienza, sulle highways dell’America e del Messico. Sulla strada ne racconta le tappe, le rivelazioni, gli incontri, dando vita a una storia di grande autenticità artistica ed esistenziale dai ritmi tesi e coinvolgenti. Romanzo dell’amicizia e delle difficoltà dell’amore, della ricerca di sè, del desiderio di appartenenza e del bisogno di rivolta, narrazione di un andare senza fine che cancelli l’ombra della noia e quella più grande e oscura della morte, Sulla strada dà corpo a tutti i grandi miti dell’America.

Finalmente anch’io ho letto il libro iconico della beat generation: ci è voluta la quarantena per convincermi a dargli una possibilità perché in tutta onestà non mi sembrava un libro che facesse per me. In effetti, in parte è stato così, ma sono abbastanza sicura che avrei apprezzato di più Sulla strada se Kerouac avesse usato meglio il suo talento.

La mia impressione alla fine della lettura è stata quella di un romanzo squilibrato: ci sono un sacco di pagine su posti visti, gente conosciuta e azioni svolte che magari nelle intenzioni di Kerouac volevano rompere le logiche borghesi, ma che a me sono sembrate solo un elenco fine a se stesso di posti, gente e azioni. Immagino che nel 1957 quelle pagine restituissero un significato dissacrante semplicemente esistendo, ma oggi mi è sembrato molto meno incisivo.

Tuttavia, ci sono delle scintille di critica alla società ancora perfettamente valide e puntuali nella loro denuncia. Ci è voluta un po’ di tenacia per vederle in mezzo ai posti, alla gente e alle azioni buttate lì, ma hanno reso la mia esperienza di lettura tutto sommato positiva e mi hanno messo voglia di leggere altro di Kerouac (consigli?).