Buon venerdì, prodi seguaci!🌧

La mia 2019 RHC procede con ritardo – devo ancora leggere Reverb di Anna Zabo (un ritardo che sta diventando un po’ la barzelletta di quest’anno😅) e ho ancora in lettura There Are More Beautiful Things Than Beyoncé di Morgan Parker.

Ma le settimane vanno avanti ed ̬ arrivato il momento di scegliere le task da coprire Рsi spera Рdurante settembre!

La task 3 prevede di leggere un libro di una donna e/o autere di colore che ha vinto un premio letterario nel 2018 e la mia TBR ha partorito Il suo corpo e altre feste di Carmen Maria Machado, che ha vinto il Lambda Literary Award for Lesbian Fiction proprio nel 2018. Si tratta di una raccolta di racconti che mi incuriosisce molto: tra le influenze di Machado ci sono Gabriel García Márquez, Ray Bradbury, Shirley Jackson e Yōko Ogawa e mi sembra un mix di tutto rispetto.

Un libro coraggioso in cui non ci sono limiti di struttura narrativa, lingua e generi letterari. Una donna chiusa in un capanno elenca i suoi amanti (e le sue amanti) mentre fuori un virus scatena l’apocalisse. Un’altra, che ha subito una violenza, si accorge di poter sentire i pensieri degli attori porno. E poi c’è un misterioso nastro verde, che non si può toccare; e ancora una curiosa riscrittura delle prime 12 stagioni di Law & Order. Acclamato come uno dei più attesi e dirompenti esordi letterari degli ultimi anni, definito «un Black Mirror femminista», Il suo corpo e altre feste esplora l’universo femminile queer superando i confini di genere. Carmen Maria Machado mescola horror, fantascienza, realismo magico, erotismo e commedia; il risultato sono otto racconti stranianti e imprevedibili, in cui il corpo della donna e la sua carnalità diventano l’inquietante motore della creazione letteraria.

Per la task 12, che stabilisce di leggere un libro nel quale c’è il punto di vista di un animale o un oggetto inanimato, brancolavo nel buio finché non mi è venuto in mente che non ho mai letto Il gabbiano Jonathan Livingstone di Richard Bach. Ora. Ho il fermo pregiudizio che sia un libro apprezzabile solo se non si è ancora superata l’adolescenza (e nel mio caso dubito anche di questo perché lessi Il Profeta di Kahlil Gibran, che amavano tuttə, ma a me non sembrò poi granché). Però magari mi sbaglio (oh, male che vada sono poco più di cento pagine, quanto potrà essere tremendo?).

Il gabbiano Jonathan Livingston non è come tutti gli altri. Là dove i suoi simili, schiavi di becco e pancia, si limitano a composti viaggetti per procurarsi il cibo inseguendo le barche da pesca, lui intuisce nel volo una bellezza e un valore assoluti. Tanto basta per meritargli il marchio dell’infamia e l’allontanamento dallo stormo Buonappetito. Solo, audace, sempre più libero, Jonathan il Reietto scopre l’ebbrezza del volo acrobatico e varca i confini di altri mondi, altre dimensioni abitate da gabbiani solitari simili a lui nella spasmodica fame e sete di perfezione. Ne diventa la guida, il maestro, il capo indiscusso, e tra i compagni incontrerà chi senza saperlo è pronto a raccogliere la sua eredità. Il romanzo-culto degli anni Settanta torna in una nuova versione che comprende una parte inedita, la quarta: quando la devozione per Jonathan, venerato come un dio, rischia di soffocare il suo messaggio, toccherà a un altro gabbiano ribelle come lui ritrovare con un gesto estremo la pura gioia del volo.

Ecco qua: che ne pensate? Ditemi soprattutto del gabbiano, che immagino abbiate letto in parecchiə: devo scappare dai miei propositi finché sono in tempo o ci può stare? Fatemi sapere!

Buon fine settimana!💙