On a broken ship orbiting a doomed sun, dwellers have grown complacent with their aging metal world. But when a serving girl frees a captive noblewoman, the old order is about to change….
Ariane, Princess of the House of Rule, was known to be fiercely cold-blooded. But severing an angel’s wings on the battlefield—even after she had surrendered—proved her completely without honor. Captive, the angel Perceval waits for Ariane not only to finish her off—but to devour her very memories and mind. Surely her gruesome death will cause war between the houses—exactly as Ariane desires. But Ariane’s plan may yet be opposed, for Perceval at once recognizes the young servant charged with her care.
Rien is the lost child: her sister. Soon they will escape, hoping to stop the impending war and save both their houses. But it is a perilous journey through the crumbling hulk of a dying ship, and they do not pass unnoticed. Because at the hub of their turning world waits Jacob Dust, all that remains of God, following the vapor wisp of the angel. And he knows they will meet very soon.


Questo romanzo è stata un’enorme delusione. L’ho scelto dalla listopia di Goodreads dedicata ai romanzi con personaggi asessuali e dubito assai che Dust possa rientrare nella categoria – e, se lo fa, non fa una gran favore alla comunità asessuale.

Il personaggio asessuale, infatti, dovrebbe essere Perceval, una delle protagoniste: come avrete intuito dal nome, si tratta di un riferimento al cavaliere della Tavola Rotonda, proprio a quello casto e puro. Infatti, la Perceval di Dust è celibe, lo ripete più volte nel romanzo, ma non menziona mai l’asessualità, ma solo un generico disinteresse per il sesso (che non è sinonimo di asessualità, definita come mancanza di attrazione sessuale).

Il grosso problema di Dust per me è che è un romanzo allegorico: sebbene ci siano anche diversi personaggi non binari e/o intersessuali, questo non si traduce in una rappresentazione vera e propria, ma solo in allegorie di qualcosa. C’è una scena di sesso tra Rien e un personaggio intersessuale che è palesemente un rimando al mito dell’Eden e qualunque diversità passa in secondo piano rispetto al significato allegorico. Adesso ho un nuovo motivo per provare antipatia per i romanzi allegorici.

Non so se proseguirò la serie con Chill: da una parte mi rendo conto di averlo letto svogliatamente, anche per il periodo di caldo afoso che è coinciso con la lettura; dall’altra se ripenso a tutte quelle allegorie del quale significato me ne sbatto altamente, mi viene voglia di affogare questa malsana idea in una tazza di tè.

E cosa c’è di meglio di una tazza di tè verde accompagnata con una fetta di cheesecake alla Nutella? Di sicuro non Chill.

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