Vero archetipo della cultura moderna, “La tempesta”, forse l’ultima opera scritta per intero da Shakespeare, è uno scrigno di significati. Grazie alla sua consuetudine con le pratiche di magia, Prospero, duca di Milano esiliato su un’isola deserta insieme alla candida figlia Miranda, riesce a vendicarsi dell’usurpatore, suo fratello Antonio, e del suo complice Alonso re di Napoli. Avversato dal subumano Caliban, servo diabolico e deforme, ma assecondato da Ariel, delicato spirito dell’aria, Prospero riprende infine il proprio ducato. Il matrimonio tra Miranda e Ferdinando, figlio di Alonso, stende un velo di riconciliazione sulla vicenda.


Mentre osservo sgomenta questa politica che ha ormai contribuito alla morte di più di millecinquecento persone nel Mediterraneo, ho sentito il bisogno di rileggere La tempesta per questa citazione:

Ariel: Il tuo incantesimo
Agisce con tanta forza
Che, se tu li vedessi ora,
Ne avresti tenerezza.
Prospero: Lo credi, spirito?
Ariel: Io sì,
Se fossi umano.
Prospero: E allora io lo sarò.
Tu che non sei che aria
Sei come toccato da un senso,
Una pena per i loro affanni
E io, che sono della stessa specie,
Che soffro le stesse passioni,
Non dovrò, uomo,
Commuovermi più di te?

Adesso sono qui a cercare di mettere nero su bianco cosa significa per me questa citazione, quest’opera e scrivo e cancello un discorso retorico dietro l’altro. Il punto è che, al netto di tutto, trovo inaccettabile rifiutarsi di salvare e accogliere persone che rischiano la vita in mare.

È vero, la questione delle migrazioni viene affrontata da anni (ma tanti anni, almeno trentina) in maniera pessima dall’Italia e dall’Unione Europea e questo ci ha portato dove siamo adesso, ma niente di tutto questo giustifica il rifiutarsi di salvare persone in mare.

E io non sono una di quelle che si strugge di lacrime davanti alle foto di cadaveri sulle spiagge, nemmeno quando sono bambini: forse mi manca l’empatia necessaria, non lo so, ma di sicuro ho abbastanza rispetto della vita umana da impedirmi di spregiare il dolore e rallegrarmi di una bocca in meno da sfamare.

La tempesta è una delle opere più importanti del Seicento europeo e forse quella che più di tutte racconta l’uomo moderno, nel bene e nel male: ci sono i nostri principi, tra i quali quello di essere vicini ai nostri simili nella sventura e dell’uso della ragione contro ogni furore, e le nostre colpe, come il colonialismo che ha distrutto intere culture in nome di una presunta superiorità.

Chi sta dunque mettendo in pericolo la nostra cultura, nascondendo le nostre colpe?

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