“Maurice” è forse il capolavoro di Forster e certamente il suo romanzo più intimo e commovente, uno squisito esercizio privato di scrittura della verità. Tra le pieghe della società vittoriana, Forster insegue affettuosamente la storia d’amore di Maurice e Clive, suo compagno di college, i tormenti di una passione complice e innominabile, che se per Clive è destinata a seppellirsi nella “normalità”, per Maurice è il calvario che conduce a nuova vita. È forse il delicato ricamo d’epoca, su cui si staglia la tormentosa affermazione della diversità, che ha spinto un regista come James Ivory a cimentarsi, dopo “Camera con vista”, anche con questo prezioso “libro-scandalo”.


2018 RHC, Task 1: Un libro pubblicato postumo

L’aspetto che mi ha colpito di più di Maurice è stato il racconto di cosa accade a un uomo gay quando per la società egli è uno di quelli là ed è costretto a seguire la filosofia del fai quello che vuoi purché non si sappia in giro.

Maurice ci mostra come il suo omonimo protagonista cerchi la sua strada e di come questa gli si presenti così dolorosamente solitaria e così vischiosa per l’ipocrisia di chi non vuole o fa finta di non vedere. È difficile relazionarsi con il mondo, o anche solo con i propri familiari, in modo sano quando una parte tanto importante di te dovrà rimanere nascosta, per evitare lo scandalo e una sofferenza che a volte si sogna nella speranza possa far cessare quella presente, anche se si è ben consapevoli di quanto possa essere distruttiva.

All’inizio del romanzo è facile provare antipatia per Maurice: non è il tipico personaggio che suscita le simpatie di chi legge, eppure nel proseguimento della lettura si finisce per sperare in un lieto fine perché il riconoscimento dei diritti umani prescinde dalle simpatie. Forster è bravissimo nel mettere su carta il dramma di Maurice, che prima teme la scoperta della propria sessualità e poi, quando la felicità sembra lì a portata di mano e questa fugge via, è incapace di tornare indietro per fingere di non essere mai stato libero e per incatenarsi a un matrimonio che non vuole.

Forster scrisse al suo amico, Forrest Reid: «L’uomo del mio libro, considerato nel complesso, è buono, ma manca poco che la società non lo distrugga, e attraversa la vita quasi scantonando, furtivo e sparuto, gravato da un senso di colpa». È un’affermazione ancora così tristemente attuale che i dubbi che Forster nutriva sull’opportunità di pubblicare Maurice anche dopo la sua morte sono del tutto comprensibili (tanto che sulla copertina del dattiloscritto lasciò scritto: «Pubblicabile… però ne vale la pena?»). Meno male, però, che alla fine è stato pubblicato: non solo per il valore letterario del romanzo, ma anche per il conforto che avrà saputo dare nel tempo a tante persone.

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