
Max s’infila il suo vestito da lupo, ne combina di tutti i colori e parte per un avventuroso viaggio nel paese dei mostri selvaggi.
Nel Paese dei Mostri Selvaggi è un libro per bambini con delle illustrazioni che definire straordinarie è poco. A parte l’indubbia bellezza del disegno in sé, infatti, esse narrano una parte della storia che viene taciuta dalle parole – e non a caso.
Max, il protagonista, più che un bambino pare un terremoto: uno di quelli che non puoi distrarti un attimo o è capace di smontarti mezza casa. Le immagini all’inizio sono piccole, ma diventano sempre più grandi a mano a mano che Max si avventura nel paese dei mostri selvaggi.
A un certo punto, Max diventa così “selvaggio” da non lasciare spazio alle parole e le immagini iniziano a coprire le due intere facciate. Sono, però, immagini gioiose, di gioco, come quelle che potreste trovare ad accompagnare Pinocchio nel Paese dei Balocchi.
Eppure, proprio come Pinocchio, a un certo punto Max si accorge di non aver fatto un grande affare con i mostri del paese dei mostri. E tornano le parole a descrivere le sue sensazioni e le sue emozioni e le immagini tornano a farsi da parte, fino a scomparire – e su questa scomparsa potremmo davvero riflettere a lungo.
L’unico elemento di perplessità in Nel Paese dei Mostri Selvaggi è stato il mandare a letto Max senza cena. Mi ha un po’ turbato come punizione e non sono del tutto certa che sia appropriata, anche con il significato che arriva ad assumere all’interno della storia. Forse Sendak avrebbe potuto (e dovuto) fare un’altra scelta…



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