Copertina di Una storia quasi soltanto mia, La breve vita di Giuseppe Pinelli, anarchico di Licia Pinelli e Piero Scaramucci: riporta una foto di Giuseppe Pinelli mentre cammina per una strada pavimentata con una mano in tasca. La strada è fiancheggiata da edifici e ci sono altre persone affaccendate sullo sfondo.

Descrizione: “Questa è la storia che Licia Pinelli mi raccontò all’inizio degli anni ottanta. Era rimasta appartata, quasi silenziosa per una decina d’anni, da quell’inverno del 1969, quando la bomba fece strage alla Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana a Milano, suo marito Pino, ferroviere anarchico, precipitò da una finestra della questura e l’Italia scoprì che la democrazia era sotto attacco. Licia si era tenuta lontana dai riflettori concentrandosi in una tenace battaglia per ottenere giustizia dalla Giustizia. Non la ottenne. Dopo dieci anni Licia fece forza sul suo severo riserbo e si decise a raccontare di sé e di quel che era successo. Scelse lei stessa di parlare e mi chiese di intervistarla. Non fu un percorso facile, per Licia fu come reimparare a parlare e a guardare dentro se stessa dopo anni di silenzio e autocensura. Oggi, a distanza di tanto tempo, questo racconto appare come un documento di rara verità, chi vorrà scrivere la storia di quegli anni durissimi non ne potrà prescindere.” (Piero Scaramucci)

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Avevo questo libro in lista da un sacco di tempo e ce l’avevo messo per interesse nei confronti della storia della strage di piazza Fontana, ma onestamente non mi aspettavo chissà cosa dalla testimonianza di Licia Pinelli, la vedova di Giuseppe Pinelli, ufficialmente morto in seguito a un malore e a una caduta accidentale dalla finestra da una finestra della questura, dove lo stavano interrogando con l’accusa di essere uno degli attentatori.

Questo non perché avessi qualche opinione negativa di Licia Pinelli, ma perché pensavo che la testimonianza di una persona colpita così da vicino da da questa brutta storia italiana non potesse aggiungere granché a quello che già sapevo. In un certo senso avevo ragione: non dice niente di nuovo e non vi consiglio di iniziare da questo libro-intervista se non conoscete la storia della strage di piazza Fontana, perché è vero che racconta i fatti, ma l’intervista inizia in media res e, secondo me, dà per scontato che ə lettorə sappia di cosa si sta parlando.

Però è sicuramente un libro da leggere. Sono rimasta molto colpita dalla testimonianza di Licia Pinelli: innanzi tutto dalla sua freddezza, che non è indice di imperturbabilità, ma di un dolore così soverchiante che ha reso necessario il suo congelamento. In questa intervista, Licia Pinelli ne posa con garbo alcuni cubetti ghiacciati sul tavolo, ma la maggior parte rimane chiusa in congelatore. Licia Pinelli lo sa, ma non può mostrarci altro: è riuscita ad andare avanti e ad affrontare la sua vita dopo la morte dell’amato marito solo perché ha seppellito una parte dei ricordi dentro di sé e non può tirarli fuori solo perché ha accettato questa intervista.

D’altro canto, come potrebbe aver elaborato un lutto simile quando le è stata negata la verità? Licia Pinelli frequentava la compagnia anarchica del marito e quindi non aveva chissà quale fede nello Stato: ma pensava che comunque la verità sarebbe venuta fuori. Che avrebbe finito per sapere come e perché Giuseppe Pinelli era morto perché la verità sarebbe stata più forte di chi cercava di nasconderla. È con sconforto che Licia Pinelli guarda alla se stessa ingenua che era agli inizi di questa storia, ma non si vede come una donna sconfitta agli inizi degli anni Ottanta: per lei la sconfitta è dello Stato che non ha avuto il coraggio di percorrere la strada della verità.

Per questo è una storia quasi soltanto di Licia Pinelli: se è vero che è una vicenda che ha colpito principalmente lei e la sua famiglia, un frammento di quella stessa storia appartiene a noi in quanto parte della storia collettiva di questo Paese. Vediamo di non dimenticarcene e di lasciarsi intortare da chi ci dice che della strage di piazza Fontana non sappiamo quasi niente: sappiamo quasi tutto e quello che non sappiamo è stato colpevolmente occultato con anni di depistaggi portati avanti da apparati dello Stato.

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Valutazione del libro: cinque stelline gialle

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