
Descrizione: Fantasmi, bambini e rapimenti… occhio ai colpi di scena!
Le giornate di Maomao fra le mura della Corte Interna non sono mai state tanto movimentate: Xiaolan deve cercare un nuovo lavoro, la Consorte Lishu è convinta di aver visto un fantasma e la gravidanza della Nobile Gyokuyou sembra presentare delle complicanze.
Non è tutto. Qualcosa di oscuro serpeggia nell’harem imperiale. Occorre indagare…
«Maomao seguimi e non opporre resistenza, vuoi che uccida la tua amica?»

Con questo quarto volume si conclude il materiale che è stato animato (a oggi perlomeno, sono già stati confermati un film e un’altra stagione). Finora devo dire che questo è stato il mio volume preferito, quello in cui si esplora il ciclo dell’abuso, in cui si vedono le conseguenze drammatiche con cui le persone hanno a che fare anche dopo che il loro aguzzino – e l’ambiente che gli aveva permesso di agire indisturbato – se n’è andato da molto tempo.
Tutte le storie in questo volumetto girano intorno al fatto che, una volta che l’abuso è finito, ci si aspetta che tutto torni rapidamente alla normalità. E all’apparenza è così: ogni vittima, diretta o collaterale, ha trovato modo di andare avanti con la propria vita. Nessuna di loro rende evidente il proprio dolore, eppure questo è lì, a covare sotto al cenere o pronto a esplodere davanti al giusto innesco. Certo, possiamo dire che alcune persone sembrano cavarsela meglio di altre, ma qua Hyuuga si è voluta concentrare soprattutto su due donne che non hanno quella che può essere chiamata una reazione femminile appropriata.
Nel primo caso è palese la mancanza di consapevolezza circa il proprio ruolo all’interno della Corte Interna. E come fare ad assumerlo se ci si è entrate bambine, impreparate non solo al nuovo ambiente, ma anche al mondo deə adultə? Come fare a costruirsi una solida autostima quanto tuttə ridono di te e della tua inadeguatezza? Come Maomao, non possiamo fare a meno di desiderare di aiutarla, a mettere in moto gli eventi che potranno permetterle di far sentire la sua voce. Anche Jinshi non si esime dall’intervenire per allargare lo spazio che è appena riuscita a rivendicare per sé.
Nel secondo caso, invece, possiamo dire che il ciclo dell’abuso ha creato una persona estremamente crudele che non ha rispetto di niente e di nessunə, perché tutto quello che le importa è la messa in atto della sua vendetta. Il ciclo dell’abuso è così drammaticamente passato alla seconda e alla terza generazione e mettervi fine richiederà un enorme sacrificio. L’unica cosa che potrà fare la nostra Maomao in queste tristi circostanze sarà di offrire la propria amicizia e la propria solidarietà alla persona che ha deciso di spezzare il ciclo: Maomao non ha il potere di fermare il suo piano, ma cerca di fare il possibile per supportarla e farle sapere che non importa se il mondo la vedrà come una donna demoniaca, per lei sarà sempre un’amica.
Diverso è il caso di Jinshi, che invece avrebbe il potere di fermarla, ma – si chiede – sarebbe giusto farlo? Se questo è quello che lei ha deciso di fare, se questo è il ruolo che ha scelto per sé, che diritto ha lui di interferire? Di farla scendere dal palcoscenico che la vede come la terribile antagonista malvagia che ha quasi distrutto il regno? Jinshi la lascerà fare e si premurerà di rispettare i desideri che le ha lasciato esprimere.
Un volumetto più agrodolce del solito, ma che mi lascia ancora più voglia di sapere come prosegue la storia di Maomao, Jinshi e di tuttə ə altrə: ci sono stati diversi cambiamenti e mi aspetto che nel prossimo libro ne vedremo tutta la portata.




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