Buon lunedì, prodi seguaci!⛈️

Mentre ieri sera veniva giù acqua a secchiate, ho finito di leggere Boy Erased di Garrard Conley, una delle tante testimonianze sull’assurdità delle terapie riparative. Eccovene una citazione.

«Ho finito i peccati dopo una settimana» aveva detto. Eravamo soli in veranda, nessuno poteva sentirci. «Perciò ho iniziato a immaginarmene di nuovi». Gli altri si stavano godendo l’aria condizionata in cucina. Sentii una goccia di sudore colarmi sulla fronte.

«Davvero?» Gli rispondevo quasi sempre a monosillabi, per paura di sembrare stupido, ma c’erano cose di me che volevo sapesse, cose che però non potevo dirgli. Ad esempio che in circostanze diverse avrei saputo essere un tipo brillante. Che leggevo libri di spessore. Che un giorno sarei diventato uno scrittore. Il problema era che non sapevo come infilare quelle dichiarazioni in un discorso senza suonare goffo ed egocentrico.

«Se mi pento per peccati che non ho commesso,» aveva detto J, sistemandosi una ciocca di capelli dietro l’orecchio «forse Dio mi catapulterà direttamente al Quinto Passo». A sentire lui, per arrivare al Quinto Passo ci voleva un’eternità. E poi ne mancavano comunque sette alla meta. Tra il Passo in cui era, il Quarto – compiere un intimo e spietato inventario morale di noi stessi – e il Quinto – ammettere al nostro Padre Celeste, a noi e agli altri l’esatta natura dei nostri sbagli – c’era la vastità dell’abisso, c’erano le fiamme degli inferi. Un conto era ammettere la natura dei propri sbagli… ma l’esatta natura? A malapena riuscivamo a spiegarci le nostre pulsioni. Avrei potuto impegnarmi a fondo per guarire nonostante fossi ancora al Primo Passo, ma spiegare nel dettaglio quelle pulsioni a un’altra persona mi pareva quasi impossibile. Perfino Smid sosteneva di non essere riuscito a completare tutti i Passi senza intoppi.

«La maggior parte impara a perdonarsi per essere ricaduta nel peccato» aveva detto J, e girandosi verso gli altri mi aveva inavvertitamente sfiorato la spalla, provocando in me un sussulto. «Fa parte del processo. Lo riconosciamo, ce ne dimentichiamo e passiamo oltre».

Copertina di Boy Erased. Vite cancellate di Garrard Conley. Raffigura delle capsule con una metà di vari colori e con dentro dei piccoli uomini in camicia e pantaloni che trasudano eterosessualità.

A diciannove anni Garrard, figlio di un pastore battista e devoto membro della vita religiosa di una piccola città dell’Arkansas, è costretto a confessare ai genitori la propria omosessualità. La loro reazione lo mette di fronte a una scelta che gli cambierà la vita: perdere la famiglia, gli amici e il Dio che ama sin dalla nascita oppure sottoporsi a una terapia di riorientamento sessuale, o terapia riparativa, per «curarsi» dall’omosessualità, un programma in dodici passi da cui dovrebbe riemergere eterosessuale, ex-gay, purificato dagli empi istinti che lo animano e ritemprato nella fede in Dio attraverso lo scampato pericolo del peccato. Quello di Garrard è un viaggio lungo e doloroso grazie al quale, tuttavia, trova la forza e la consapevolezza necessarie per affermare la sua vera natura e conquistarsi il perdono di cui ha bisogno. Affrontando a viso aperto il suo passato sepolto e il peso di una vita vissuta nell’ombra, in questo memoir l’autore esamina il complesso rapporto che lega famiglia, religione e comunità. Straziante e insieme liberatorio, Boy Erased è un’ode all’amore che sopravvive nonostante tutto.

6 risposte a “Citazione della settimana – “Boy Erased” di Garrard Conley”

  1. Considera che, attraverso Tik Tok, sono venuta a conoscenza dell’esistenza di alcuni posti nello Utah dove i ragazzi sono portati forzatamente dopo che i genitori firmano con l’inganno un contratto nel quale danno il consenso a farli rapire. Il concetto dietro a questi campi di “terapia nella natura” non va poi tanto lontano da quello della terapia di riconversione, purtroppo… Si chiama Troubled Teen Industry ed è semplicemente disumana. La prima a denunciare è stata Paris Hilton, poi si sono uniti tanti altri ragazzi “comuni” che, purtroppo, senza l’intervento della Hilton non sarebbero mai stati ascoltati. A me questa scoperta ha turbato tantissimo. Comunque mi segno questo libro, mi sembra importante.

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    1. Sì, mi ricordo di aver sentito qualcosa in proposito. Questa convinzione che i genitori possano avere così tanto potere sulle vite deə figliə è abbastanza terrificante ed è un modo terribile per punire (o rieducare? non so nemmeno come scrivere) in caso in cui non si comportino come lə propriə figliə ideale.

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      1. Beh sono dei veri e propri campi che mirano alla “riprogrammazione” del cervello del ragazzo causandogli traumi su traumi perché l’uomo fuori di testa che ha avuto per primo l’idea era fermamente convinto che sostituendo un trauma con un altro più grave la persona cambiasse carattere… Non penso di dover dire altro, fa già venire i brividi così…

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      2. Pensa essere una persona adulta e pensare non solo che questa cosa abbia un senso, ma che sia anche una buona idea farla a tuə figliə…

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