Buon lunedì, prodi seguaci!🎀
Non è stato esattamente il fine settimana tranquillo e pacifico che mi ero immaginata, per cui sono andata avanti meno di quanto pensassi a leggere questo romanzo, Doveva essere il nostro momento di Eleonora C. Caruso, che spero possa essere davvero uno di quei libri capaci di spiegare una generazione.
I Non Nati erano venuti al mondo dopo il 1991. Quindi, secondo le teorie di Zan, non erano nati in tempo per conoscere il Mondo in Equilibrio.
I Non Nati arrivavano tutti in una specie di social burnout. Chi tracollava per non essere stato aiutato dall’assistenza a recuperare un account hackerato, chi aveva crisi di pianto davanti ai programmi per editare video. Qualcuno non riconosceva più la propria faccia nello specchio senza filtri, o era stato vittima di doxxing. Quasi tutti erano influencer della prima ondata, cioè quando il termine “influencer” non era neanche in uso, preceduto da “blogger”, “youtuber”, “internet star”. Avevano conosciuto una celebrità esplosiva prima che il mercato fosse saturo e in quella condizione avevano passato gli anni della formazione, sviluppando competenze iper specifiche in certi campi e nessuna, nessuna, in altri. Il risultato era che adesso faticavano a tenere il passo in un settore in cui la concorrenza era spietata, il pubblico distratto e l’algoritmo tiranno, ma quello era l’unico mondo che conoscessero, quindi l’unico in cui volessero o sapessero stare. Non erano più ragazzini, ma non erano ancora neanche adulti, eppure si sentivano già inesorabilmente vecchi.
I Ritornati invece erano nati tra il 1980 e il 1990. A caratterizzarli era soprattutto il fatto di essere stati adolescenti durante il Decennio Perduto («Zan ti parlerà del Decennio Perduto» specificò Simone). Inglobati dal Mondo in Rovina in età adulta, adesso cercavano di ritornare al Mondo in Equilibrio. Anche nel loro caso i social media non erano innocenti, ma più come la fatidica goccia che fa traboccare il vaso riempito di merda per trent’anni.
Infine c’erano gli Andati, i vecchi. Il loro nome veniva usato come insulto.
Venne l’ora di cena, così per Simone fu facile tagliare corto prima di dover dedicare alla sua generazione un ritratto impietoso come quello fatto per i Non Nati. Col passare dei giorni, Leo ci pensò da sé.
I Ritornati erano perlopiù insicuri egoriferiti, che al termine di un percorso relativamente protetto durato fino all’età universitabile erano stati abbandonati nella giungla armati solo di coltello, senza nessuna competenza pratica su come uccidere i leoni. Erano abituati a rispondere ironicamente ai vecchi e ai ragazzini online, e avevano bisogno di credere che servisse a qualcosa. Credevano anche che la casa di Hogwarts in cui si erano auto smistati a undici anni fosse un tratto legittimo della loro personalità. Le femmine stavano ancora elaborando il trauma, ormai non più ignorabile, di non essere davvero Rory Gilmore. I maschi, quello della scoperta che il loro blando femminismo, le cui basi poggiavano sull’aver visto ‘Alien’, non fosse sufficiente per gli standard moderni. Negli ultimi mesi prima di andare a vivere al baglio, tutti avevano passato troppo tempo online a informarsi sui prezzi degli affitti in Norvegia, in Portogallo, in Irlanda, e a confrontare l’intero catalogo dei loro gesti quotidiani con i sintomi dell’ADHD.

Una ragazza è seduta su una ruota di scorta bucata, in mezzo al nulla della campagna novarese. I suoi capelli, un tempo rosa zucchero filato, ora sono un garbuglio di colori improbabili. Pochi riconoscerebbero in lei Cloro, celebrità di internet con milioni di follower in tutto il mondo. Insieme a lei, a tentare di riparare un’auto che ha macinato migliaia di chilometri, c’è Leo, trentaquattrenne disilluso, che dalla vita non ha avuto nulla di ciò che si aspettava – e dire che non si aspettava molto. Soltanto uno come lui, senza niente da perdere, avrebbe accettato di partire da Milano alla volta dell’entroterra catanese per recuperare un amico finito in una presunta setta in cui si vive come negli anni Novanta. La setta esiste davvero, all’interno di una masseria abbandonata, ed è guidata da Zan, un uomo ambiguo e magnetico convinto di aver compreso la Verità dopo un lavoro da incubo come moderatore di una piattaforma. Leo rimane alla masseria per tre mesi, ma si accorge di Cloro solo quando lei gli chiede un passaggio per Milano. Inizia così il loro viaggio in auto dalla Sicilia alla Lombardia, sedici ore previste che si dilatano in cinque giorni, attraverso varie tappe in città e paesini dalle atmosfere sempre più surreali, perché l’Italia sta per entrare in lockdown. Leo e Cloro, che non potrebbero essere più diversi, durante il viaggio ricostruiscono le loro vite e le ragioni che li hanno portati alla masseria, discutono, si fraintendono, si allontanano e si avvicinano di nuovo, più simili di quanto entrambi siano disposti ad accettare. Con “Doveva essere il nostro momento”, Eleonora C. Caruso continua un percorso ideale iniziato con “Le ferite originali” e proseguito con “Tutto chiuso tranne il cielo” per consegnarci il suo romanzo più stratificato e compiuto. Attraverso i suoi personaggi mette in scena le paure, i desideri e i fallimenti di due generazioni, sempre sul punto di afferrare il senso – che continuamente sfugge – della propria esistenza nel mondo, a cui aggrapparsi quando ogni cosa sembra scivolare verso la rovina.


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