Buon lunedì, prodi seguaci!👠
Questo fine settimana ho iniziato a leggere Una storia d’amore di Carolyn Hays e vediamo se riesco anche a parlare un po’ di più di libri in tema pride anche sul blog, visto che finisce sempre che li leggo e poi ne parlo mesi dopo – il che va anche bene, ma è pure bello celebrare tuttə insieme, indi ragion per cui cercherò di impegnarmi sulle letture queer.
Tuo padre mi stava accompagnando al lavoro. Eravamo su un tratto di strada che conoscevamo bene, davanti alla scuola superiore locale, sul pendio della collina.
Avevo dato un’occhiata ai dati sulle violenze contro i trans e ne ero stata sopraffatta. Scoppiai a piangere. C’erano giorni in cui ero schiacciata da una nuova vulnerabilità, ero consapevole dei miei limiti come madre, e del fatto che il mondo potesse essere pieno di odio. E mortale.
«Che succede?», chiese tuo padre.
«Non so come preparare la nostra bambina al mondo, quando il mondo la incontrerà e avrà una reazione schizofrenica. Da qualcuno verrà vista come un segnale di speranza, di modernità, ma altrove sarà qualcosa di più simile a una condanna se non a una violenza. Come la preparo a tutto questo?»
Tuo padre si prese un momento e disse: «Con lei saremo gli stessi genitori che siamo stati con i suoi fratelli. Il mondo è sempre pericoloso, pieno di odio e di violenza. Non è una cosa che possiamo controllare. Invece, possiamo avere il controllo sulla casa che diamo loro. Hanno un posto in cui sanno di essere al sicuro e amati. Ecco come faremo».
Tuo padre è così, una forza capace di stabilizzare. Su di lui puoi sempre contare e le cose sono andate come diceva lui: una volta ero io quella che riusciva a tenere ancorati a terra entrambi, quella dopo era lui.
Via via che questa idea di casa diventava un principio guida, ci ritrovammo a vivere in una bolla progressista, o almeno così pensavamo. Ma questa bolla non avrebbe retto.

Un libro importante e commovente, che parla di legami, cambiamento, coraggio, politica, diritti, fede e ragione: una lettera, dolcissima indirizzata da una madre a una figlia, ma pensata per tutti noi e dettata da un amore che non accetta compromessi.
Ci sono oltre cento geni, per quanto ne sappiamo ora, che partecipano alla creazione del tuo essere femmina, di quella presa di coscienza di te che fa parte del periodo che stai attraversando e che sta facendo di te un’adolescente.
Tutto comincia con qualcuno che bussa alla porta di una famiglia bianca della buona borghesia americana: una scrittrice, un marito amorevole e quattro figli. Sono felici. Alla porta c’è un assistente sociale: ha alcune domande sul figlio più piccolo che ha tre anni e, secondo chi li ha denunciati, si comporta in modo “troppo femminile”. Quella visita è lo spartiacque tra un prima e un dopo, e insieme la scoperta di un mondo ostile, incapace di garantire i diritti di chi, identificato alla nascita come maschio, si riconosce invece in un’identità di genere femminile e chiede, prima di tutto ai suoi genitori, di essere chiamato “lei” e non “lui”. Da quel momento, la famiglia si organizza in funzione della sua crescita, individuando il luogo migliore in cui andare a vivere, cercando lo Stato americano con la maggior tutela legislativa e confrontandosi con dubbi, paure e incertezze.


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