Buon lunedì, prodi seguaci!🌊

Questo fine settimana ho sentito l’urgenza di leggere qualcosa di femminista, così ho tolto dalla mia pila di libri da inziare Storia delle storie del femminismo di Cinzia Arruzza e Lidia Cirillo. Poi magari mi deciderò anche a finire i libri che ho in lettura invece di inziarne mille altri…

Dopo la rivoluzione e i quindici anni che prenderanno il nome di Restaurazione, nuovi femminismi nasceranno dove e quando un ordine gerarchico verrà rimesso in discussione. Nel socialismo utopistico, nelle associazioni per l’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti, nella rivoluzione europea del 1848, nel movimento operaio di cultura marxista e anarchica, nel movimento studentesco europeo e statunitense degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.

Sono esistiti ed esistono femminismo conservatori e di destra ma essi sono di solito l’effetto di un fenomeno di ricaduta o involuzione. Quando la critica femminista si diffonde in una società e diventa senso comune, le destre non possono che adeguarsi e le donne di destra farne uso per la loro carriera e la loro vita privata. E quando una fase di radicalizzazione si chiude, un movimento e una cultura critica rifluiscono, alcuni femminismi si adeguano nella speranza di non dover condividere la sconfitta delle forze materiali e delle idee al cui fianco hanno cominciato a esistere e a parlare. Questi femminismi possono al massimo ripetere, perché l’inevitabile perdita dell’attitudine critica li rende incapaci sia di aprire nuovi fronti di lotta, sia di vedere le eventuali nuove forme che il rapporto di potere tra i sessi può assumere.

I femminismi sono numerosi, non omologabili e spesso in conflitto tra loro. Tuttavia l’unicità del comune punto di riferimento (le donne) obbliga a usare all’occorrenza anche il singolare. Il femminismo è infatti il movimento sociale, politico e culturale con cui in tempi e contesti diversi delle donne hanno tentato di svincolarsi da una relazione di potere che non può essere assimilata ad altre. Dalle richieste di uguaglianza durante la rivoluzione francese al movimento suffragista; dalle rivendicazioni della “differenza” agli studi sull’identità di genere; dalle conquiste degli anni Settanta fino alle ricerche sull’intersezionalità delle oppressioni di genere, classe e razza.Le autrici non propongono una vera e propria storia del femminismo, ma alcuni episodi significativi di una storia delle teorie e dei discorsi che lo hanno attraversato nel corso degli ultimi due secoli. Cercano le ragioni profonde dei differenti racconti, individuano i gruppi sociali e le culture di appartenenza delle donne che li hanno elaborati, le contraddizioni feconde e le trappole discorsive che talvolta ne hanno ostacolato le dinamiche progressive.Oggi le donne sono nello stesso tempo più libere e in maggiore difficoltà. Molti dei diritti ottenuti sono spesso esclusivo appannaggio di donne di settori sociali privilegiati, la “femminilizzazione del lavoro” si è tradotta in precarietà, le società a capitalismo avanzato non hanno cancellato ma utilizzato il patriarcato come rapporto di potere. La storia narrata in questo libro, ci dice a quale punto della vicenda siamo e da dove ricominciare una lunga marcia non ancora terminata, ma che ha già molta strada alle spalle.