Buon lunedì, prodi seguaci!🧣

Dalle mie parti è arrivato il freddo e mi è venuta una gran voglia di rileggere l’autobiografia di Rita Levi-Montalcini, Elogio della imperfezione, un libro che mi è molto caro. Questa quarta (o quinta?) rilettura mi sta facendo apprezzare molto il modo caustico con il quale Levi-Montalcini commenta la crudeltà e l’abiezione dellз fascistз.

Tra gli eventi tragici di quei mesi ricordo anche il suicidio del noto editore Angelo Formiggini che a Modena si gettò dall’alto della torre della Ghirlandina, nel novembre 1938. Lasciò scritto: «Sopprimendo me, affranco la mia diletta famiglia dalla mia presenza; essa ridiventa ariana pura e sarà indistrubata». Apparteneva infatti a una famiglia di cui molti rami erano cattolici da generazioni, e lui stesso era profondamente assimilato. L’atroce commento di Starace fu: «È morto proprio come un ebreo, si è gettato da una torre per risparmiare un colpo di pistola». Ma anche a lui la spesa di una pallottola sarebbe stata risparmiata; fu fucilato dai partigiani a piazzale Loreto, di fronte al cadaverde del suo idolo.

“Elogio dell’imperfezione” è un’autobiografia, un bilancio dell’operato di Rita Levi-Montalcini, dove ampio spazio viene dato alla scoperta dell’NGF e alle ricerche che hanno portato la scienziata a ricevere il Premio Nobel per la Medicina. “L’imperfezione”, dice la Montalcini, “ha da sempre consentito continue mutazioni di quel meraviglioso e quanto mai imperfetto meccanismo che è il cervello dell’uomo. Ritengo che l’imperfezione sia più consona alla natura umana che non la perfezione.” L’imperfezione è dunque una componente fondamentale dell’evoluzione. Dagli anfibi all’Homo Sapiens, il cervello dei vertebrati si è sempre prestato a un miglioramento, a un cambiamento, mentre negli invertebrati è nato così perfetto da non entrare nel gioco delle mutazioni, tanto è vero che i trilobiti vissuti centinaia di milioni di anni fa non sono essenzialmente diversi dagli insetti, dagli artropodi di oggi. Ecco perché l’imperfezione “merita un elogio”.