Buon lunedì, prodi seguaci!🍪

Dopo aver finito Ivanhoe m’è salita la voglia di spade e cavalieri: così ho preso in mano La caduta di Artù di J.R.R. Tolkien e ci ho dato dentro.

His heart arose,    as were heavy burden

lightly lifted.    Alone standing

with the flame of morn    in his face burning

the surge he felt    of song forgotten

in his heart moving    as a harp-music.

There Lancelot,    low and softly

to himself singing,    the sun greeted,

life from darkness    lifted shining

in the dome of heaven    by death exalted.

Ever times would change    and tides alter,

and o’er hills of morning    hope come striding

to awake the weary,    while the world lasted.

 

The hour he knew not,   that never after

it would return in time,    tempest bringing,

to war calling,    with the wind’s trumpet.

The tides of change    had turned backward,

their flood was passed    flowing swiftly.

Death was before him,    and his day setting

beyond the tides of time    to return never

among waking men,    while the world lasted.

Testo a fronte in italiano:

Sentiva leggero il suo cuore, come se un peso opprimente

d’improvviso si fosse levato. In piedi da solo,

col mattino che in fiamme gli bruciava il volto,

si sentì salire nell’animo il ricordo d’un canto lontano,

che sommuoveva il suo cuore come una musica d’arpa.

Sottovoce cantando a se stesso, sir Lancillotto salutò il sole

che con la luce strappava alle tenebre

nuova vita, alzandola al cielo al di là della morte.

Gira il tempo l’eterno sua ruota, e muta la marea:

ma la speranza sempre risale

la china del mattino a grandi passi,

per sollevare chi è in pena, finché il mondo sussista.

 

Non sapeva in che ora, al volgersi del tempo,

sarebbe giunta una nuova tempesta

per chiamarlo ancora alla guerra con el trombe del vento.

La marea della sorte era tornata indietro,

eran trascorsi veloci i suoi flutti.

Davanti a lui, la Morte. E già volgeva il giorno,

oltre il mare del tempo, in cui non c’è ritorno

tra la stirpe dei vivi, finché il mondo sussista.

Selvaggi cavalieri al galoppo, ruggire di tuoni, furia di marosi, nuvole che attraversano minacciose i cieli. E uno scenario nordico, che evoca antiche tradizioni leggendarie. Ma è anche lo sfondo di un poema inedito di Tolkien, curato dal figlio Christopher, a cui il Maestro pose mano pochi anni prima dello “Hobbit” ispirandosi alla celebre saga di Artù e della Tavola Rotonda. Il mitico re diventa qui il cavaliere dell’ultima resistenza all’invasione del male, l’epico difensore di un Occidente in crisi. La sua è una “guerra al destino”, incorniciata dai classici leit-motiv della famosa leggenda, ma rivissuti secondo nuove prospettive: l’amore tragico di Lancillotto, il fascino ambiguo di Ginevra, il dramma di Artù, l’eroismo di Gawain, le passioni dei membri della Tavola Rotonda. Ciò che Tolkien ci offre è in realtà non solo una favola epica, ma la rappresentazione in chiave poetica delle vicende eterne del pensiero: lo scontro fra Bene e Male, civiltà e barbarie, ordine e caos, diritto e sovversione, dovere e opportunità, orgoglio e percezione del limite. Postfazione di Gianfranco De Turris.