Qual è il nemico più pericoloso da affrontare?
Colui che può colpirti in qualsiasi momento, senza che tu te ne renda conto.
Invisibile come l’aria che respiri;
Inattaccabile come una nuvola di fumo;
Inarrestabile come la morte stessa.
Un avversario simile si è risvegliato nel mondo di Clivecraft, nel cuore della foresta Fàrangrim, racchiuso in un tempio dimenticato e sepolto.
Un morbo magico, antico come il perduto esercito del Signore della Morte, Necros, è tornato a strisciare tra le spire del destino, emergendo al richiamo dell’ultimo discepolo della divinità decaduta.
Chi può affrontarlo prima che si diffonda nel mondo?
E come… si può affrontare?


Leggendo certi romanzi mi chiedo cosa spinga una persona a decidere che la storia che ha in testa valga la pena di essere raccontata. È una domanda che ci si pone o vale qualunque storia si abbia la costanza di portare a termine? Qual è il senso dell’ennesimo romanzo che è solo una sequenza di eventi?

Sono stanca di questi fantasy privi di spina dorsale, senza un messaggio che li sostenga e dia loro sostanza. Ve la ricordate quella domanda che ci veniva sempre fatta a scuola a lezione di italiano/letteratura, Cosa vuole dirci l’autere? Ecco: cosa voleva dirmi Parente con il suo romanzo? Che il Male è brutto e cattivo e il Bene bello e buono?

Ma lo sappiamo già: perché scriverci un (altro) romanzo? Se va bene, hai buttato nel mondo un (altro) romanzo buono per passare delle orette di vuoto, senza che la tua storia sia niente più di una lettura anti-noia da sala d’attesa. Vale la pena della fatica di scrivere, editare, pubblicare e magari anche promuovere un libro?

A me sembra proprio di no – ma magari mi sfugge qualcosa, per carità: sono solo una lettrice. E queste sono solo domande che sorgono quando leggendo non solo anticipi gli eventi raccontati, ma pure le parole usate per descriverli, e quest’arte divinatoria, per così dire, diventa l’unico stimolo che hai per arrivare all’ultima pagina dell’ebook. Finalmente.