Buon lunedì e buon inizio di ottobre, prodi seguaci!🍂
Questo fine settimana ho portato avanti la rilettura (o meglio, l’ascolto visto che sto seguendo un audiolibro su MLOL) de Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov e sono ammirata anche solo dal coraggio dell’autore di mettere nero su bianco queste pagine…
«Esigo che mi venga restituito il mio aspetto normale!» rantolò e grugnì a un tratto il verro con tono fra il disperato e il supplichevole. «E non intendo volare a un assembramento illegale! Margherita Nikolaevna, lei ha l’obbligo di ridurre alla ragione la sua cameriera!»
«Ah, sicché adesso sarei la cameriera per te? La cameriera?» gridava Nataša, pizzicando l’orecchio del verro. «E non ero una regina? Non mi chiamavi così?»
«Venere!» rispose lamentosamente il verro, volando sopra un torrente spumeggiante fra le rocce e sfiorando con gli zoccoli i cespugli di avellana.
«Venere! Venere!» proclamò vittoriosamente Nataša, mettendosi una mano sul fianco e protendendo l’altra verso la luna. «Margherita! Regina! Interceda per me, affinché mi lascino continuare a essere strega! Per lei faranno tutto, lei è potente!»
E Margherita rispose:
«Va bene, lo prometto».
«Grazie!» esclamò Nataša.

Pubblicato postumo nel 1966, a oltre vent’anni dalla morte dell’autore, e senza mai aver ricevuto una versione definitiva, “Il Maestro e Margherita” venne subito salutato come uno dei classici irrinunciabili del Novecento. Romanzo assolutamente atipico e dalle infinite chiavi di lettura, in cui si intrecciano, come negli incastri di scatole magiche, una feroce satira delle ‘anime morte’ della grigia burocrazia moscovita degli anni ’20, le ultime ore dell’esistenza di Cristo nel racconto di Pilato e l’amore tra il Maestro e Margherita, il capolavoro di Bulgakov è uno di quei rari libri in cui la densità di significati è pari soltanto alla sfrenata libertà dell’immaginazione. Meditazione sul rapporto e la lotta tra il bene e il male, sulla responsabilità individuale, sul significato della creazione artistica, “Il Maestro e Margherita” trascende ognuno di questi aspetti per fonderli in un’opera di sovrana ambiguità che è la celebrazione della potenza creatrice della Fantasia e dell’Arte.


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