Copertina di Il libro dell'acqua e di altri specchi di Nadeem Aslam: riporta la sagoma della cupola di una moschea, riflessa poi in basso.

Descrizione: “Il libro dell’acqua e di altri specchi” si apre in una città fittizia chiamata Zamana, in Pakistan. Nargise Massud sono una coppia di architetti, uniti da un’affinità elettiva con cui hanno sapientemente modulato ogni fase della loro relazione. Eppure Nargis ha nascosto per tutta la vita al marito un elemento fondante e pericoloso della sua identità: è nata cristiana, con il nome di Margaret, ma crescendo si è finta musulmana per sfuggire agli abusi e alle oppressioni. Quando Massud muore in uno scontro a fuoco, la vita di Nargis inizia a sgretolarsi. Intanto qualcuno si serve degli altoparlanti dei minareti per rivelare i segreti e le dissolutezze degli abitanti, diffondendo il terrore in un Paese in cui l’accusa di blasfemia può costare la vita. I misteriosi annunci presto diventano persecuzioni e Nargis sarà costretta a fuggire. In questo mondo al limite della distopia, diverse trame amorose si liberano come fiumi in piena e con la loro poesia fanno da contraltare all’orrore. Questo romanzo è un ritratto rivelatore dello spirito umano, una storia di corruzione e resistenza, di amore e terrore, e delle maschere che a volte è necessario indossare per salvarsi.

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Per gran parte della mia vita l’integralismo religioso ha fatto parte di una grossa fetta delle questioni delle quali dibattere. Di integralismi ce ne sono vari tipi e di varie religioni e fedi, ma quello che tutti hanno in comune è la loro cronica incapacità di risolvere i problemi. Il libro dell’acqua e di altri specchi vuole sottolineare come il fanatismo religioso si limiti a trovare dei capri espiatori per non guardare alle mancanze della proprio comunità.

Aslam trova il modo di evidenziare la grettezza del fanatismo religioso facendo emergere le motivazioni, più o meno inconsce, che stanno alla base delle persecuzioni deə cristianə in Pakistan, molto meno nobili e religiose di quanto i loro sponsor vorrebbero. Non possiamo che solidarizzare con tutte le persone colpite a vario titolo dalla violenza fanatica e dall’ipocrisia di una società che troppo spesso predica rigore e poi razzola nel comodo compromesso.

Al furore religioso pakistano fa da contraltare la violenza subita dalle persone musulmane nel Kashmir indiano, a riprova che il punto non è la religione, ma l’uso che se ne fa per imporsi su comunità o categorie di persone che non hanno la possibilità di opporsi. Anche perché tutto questo impegno nel tenere le persone entro comode scatoline serve proprio a disporne a proprio piacimento, senza alcun riguardo per quella che potrebbe essere la loro sensibilità.

Peccato (o per fortuna) non esista una scatola abbastanza spaziosa per contenere la complessità e le contraddizioni umane e che per persone adorino mischiare i contenuti di scatole diverse per vedere cosa succede. Spesso niente di buono se si è circondatə da fondamentalistə, ma quante cose meravigliose sono nate dalla mescolanza di culture e punti di vista diversi!

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Valutazione del libro: quattro stelline gialle

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