Buon lunedì, prodi seguaci!🏓
Nonostante sia già stufa del caldo e di un’estate che ancora non è neanche iniziata ufficialmente, la mia lettura di Il secondo sesso di Simone de Beauvoir sta andando avanti: eccovene una citazione.
Al contrario: è la donna che lavora – contadina, chimica o scrittrice – che ha la gravidanza più facile perché non si fissa troppo sulla propria persona; la donna che ha la vita personale più ricca sarà quella che darà di più al bambino e che gli domanderà meno; quella che acquista nello sforzo e nella lotta la conoscenza dei veri valori umani sarà la migliore educatrice. Se troppo spesso, oggi la donna fa fatica a conciliare il mestiere che la trattiene per ore fuori da casa e che le prende tutte le forze, con le cure da dare ai figli, è perché da una parte, il lavoro femminile è ancora troppo spesso una schiavitù; e d’altra parte perché non è stato fatto nessun tentativo per assicurare la cura, l’assistenza, l’educazione dei figli fuori di casa. Si tratta di una carenza sociale: ma è un sofisma giustificarla pretendendo che una legge scritta in cielo o nelle viscere della terra richieda che madre e figlio appartengano esclusivamente l’uno all’altra; questa reciproca appartenenza non costituisce in realtà che una doppia e nefasta oppressione.

Descrizione: Con Il secondo sesso Simone de Beauvoir affranca la donna dallo status di minore che la obbliga a essere l’Altro dall’uomo, senza avere a sua volta il diritto né l’opportunità di costruirsi come Altra.
«Testo sacro del femminismo che un editto Vaticano nel 1956 mise all’indice, Il secondo sesso è una riflessione filosofica che applica l’esistenzialismo di Sartre ai temi dell’emancipazione femminile, sottraendo la donna a un destino biologico che la esclude dalla storia, ma anche all’interpretazione fallocentrica di Freud.» – Cristina Taglietti, la Lettura
«Tutto ciò che è stato scritto in questi settant’anni dai vari femminismi, pro e contro di lei, le ricerche, le battaglie, le conquiste nasce da questo libro, raccontato in una lingua squisita, con una cultura immensa, filosofica ed esistenzialista.» – Natalia Aspesi, Robinson
«Un giorno ebbi una rivelazione: questo mondo era maschile; la mia infanzia era stata nutrita da miti forgiati dagli uomini, e io non avevo reagito, proprio come se fossi stata anch’io un ragazzo.» Con veemenza da polemista di razza, Simone de Beauvoir passa in rassegna i ruoli attribuiti dal pensiero maschile alla donna – sposa, madre, prostituta, vecchia – e i relativi attributi – narcisista, innamorata, mistica. Approda, nella parte conclusiva, dal taglio propositivo, alla femme indépendante, che non si accontenta di aver ricevuto una tessera elettorale e qualche libertà di costume, ma che attraverso il lavoro, l’indipendenza economica e la possibilità di autorealizzazione che ne deriva – sino alla liberazione del suo peculiare “genio artistico”, zittito dalla Storia – riuscirà a chiudere l’eterno ciclo del vassallaggio e della subalternità al sesso maschile. L’avvenire, allora, sarà aperto. Con una determinazione prima sconosciuta e un linguaggio nuovo, che tesse il filo dell’argomentazione attraverso un’originale mescolanza di mito e letteratura, psicoanalisi e filosofia, antropologia e storia, Simone de Beauvoir sfida i cultori del gentil sesso criticando le leggi repressive in materia di contraccezione e aborto, il matrimonio borghese, l’alienazione sessuale, economica e politica. Provoca il pubblico conservatore, cerca il riconoscimento personale, rivendica la solidarietà collettiva. Prefazione di Julia Kristeva. Postfazione di Liliana Rampello.


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