Buon lunedì, prodi seguaci!🏖️

Giugno è arrivato (e purtroppo si sente) e ha notevolmente rallentato la mia attività di lettrice, tanto che questo libriccino, L’uomo che voleva nascere donna di Joyce Lussu, ce l’ho in lettura già da un sacco di tempo perché questo caldo già mi ha fatto venire voglia di andare in letargo fino a ottobre. Eccovene una citazione!

Dove sono le tue donne? Pensavo guardandolo. Dov’è tua madre che fin da piccolo ti metteva in mano il fucilino e la piccola Colt perfettamente riprodotta dicendo che non dovevi giocare con le bambole? Dov’è la tua ragazza, che ti veniva a prendere il sabato sera all’accademia militare, per esibire alle amiche la tua bella uniforme di pilota? Dove sono le tue donne, che ti hanno mandato solo in questo scannatoio così lontano dalla tua terra, che ti hanno spinto fuori casa affinché tu facessi il tuo dovere di uomo e di soldato, mentre fanno il loro di donne oneste fornendo mariti e figli al moloch nazionale e standosene al sicuro, senza rischiare di farsi bruciare gli occhi e rompere la carne nell’inferno delle battaglie? Se questa guerra era da fare, perché non la fanno anche loro, invece di mandare te solo allo sbaraglio, povero maschio! E magari, bene al riparo in un paese mai invaso e mai bombardato, fanno riunioni e agitazioni contro la brutalità maschile e lo stupro, come se il vero stupro non fosse innanzitutto la guerra, e il consenso o non dissenso, maschile e femminile, che la rende possibile.

Di queste donne molto disposte a vincere la guerra col sangue dei loro uomini, mentre loro stavano a prendere il sole, ne vidi parecchie quando arrivai a Capri, dopo una settimana di marcia, di fame e di probabile fucilazione in mezzo ai tedeschi, per i monti impervi e valli minate, e una settimana di prigionia militare e probabile fucilazione in mezzo agli angloamericani, i quali non avevano mostrato di gradire una donna che si dichiarava partigiana, repubblicana e socialista.

Copertina di L'uomo che voleva nascere donna. Diario femminista a proposito della guerra di Joyce Lussu: riporta un dipinto, Fiorirsi di Emma Bignami. In un paesaggio collinare di campagna, con alcune case, una persona è in primo piano: delle radici le spuntano dai piedi e dalla bocca le esce una grande rosa che dà vita a petali e uccelli collegati tra loro da dei raggi.

Descrizione: «Ho conosciuto molte guerre nella mia vita», scrive Joyce Lussu. Conflitti, rivoluzioni, resistenze, guerre di liberazione alle quali non ci si può sottrarre, perché necessarie e giuste. Guerre imposte, ma anche scelte e combattute in prima persona. Eppure, di solito, sono gli uomini a fare la guerra: specchio dei loro schemi di pensiero e di potere, mentre le donne si disinteressano al problema delle armi, finendo per diventare escluse e vittime per definizione. Con questo diario autobiografico l’autrice – militante, pacifista, protagonista di eventi decisivi del mondo contemporaneo – ci accompagna attraverso il Novecento per trovare risposta alla domanda: «è possibile liberarsi dalla guerra da una prospettiva femminile e femminista?».

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