Buon lunedì, prodi seguaci!🦐
Con elegante ritardo, mi sto dedicando alla lettura di uno dei libri che avevo scelto per il piglio di giugno. Della serie con calma si legge tutto, eccovi una citazione da Raccontare l’omofobia in Italia di Luca Trappolin e Paolo Gusmeroli.
Nel racconto degli attivisti, anche il secondo aspetto – quello delle «nuove» forme mascherate di omofobia – si lega ai processi di normalizzazione dell’omosessualità nella società eteronormativa. Se la «vecchia» omofobia si manifestava attraverso un’ostilità agita in modo esplicito, quella «nuova» riguarda modalità di squalifica più sfumate, dove l’ostilità è celata dietro esplicite dichiarazioni di accettazione che producono però il medesimo effetto di esclusione. Diego (45 anni) – parlando del suo lavoro di prevenzione e contrasto dell’omofobia nelle scuole – e poi Mirko (30 anni) toccano questo punto:
Emerge una forma di omofobia anche subdola. Non ti diranno mai che sono contrari, non ci sarà mai uno che si alza e che ti dice di essere contro gli omosessuali.
Nel momento storico in cui siamo, in Italia è socialmente considerato non appropriato l’essere omofobo. Allora anche le amministrazioni più conservatrici e più fasciste negano proprio di essere omofobe. Anche se dopo questa negazione arrivano affermazioni assolutamente omofobe.
Come sosteneva Anna Marie Smith in uno dei primi lavori sul fenomeno, la «nuova» omofobia è veicolata dagli oppositori politici delle organizzazioni lgbt che articolano il proprio dissenso usando argomentazioni «politicamente corrette». I nostri intervistati ci confermano che la retorica della «nuova» omofobia si rivela particolarmente efficace nei contesti territoriali dove solo molto raramente gli episodi di violenza cruenta contro le persone gay e lesbiche riescono a venire a galla. L’effetto che si produce è di diminuire le possibilità di riconoscimento dell’omofobia, imputando le eventuali cause a fattori contingenti che non hanno nulla a che fare con il «normale funzionamento» della società e delle sue istituzioni. Le esclusioni sistematiche vengono proposte come trattamenti equi che rispondono a logiche di funzionamento del sistema. Al tempo stesso, l’ostilità di cui gay e lesbiche fanno esperienza tende a essere inquadrata come problema individuale che colpisce solo chi ne è in quel caso vittima, in ragione di variabili diverse dal suo orientamento sessuale o – negli episodi più eclatanti – come conseguenza di un bias specifico del soggetto ostile.

Descrizione: Il concetto di omofobia emerge all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso e rapidamente si impone come strumento scientifico per interrogare ciò che prima della sua invenzione era ritenuto normale: l’avversione sociale verso persone gay e lesbiche. Altrettanto rapidamente, esso oltrepassa i confini della comunità scientifica per entrare nei linguaggi del confronto politico e della vita quotidiana, diventando una “parola chiave” utilizzabile per diversi scopi e al servizio di molti interessi. Il libro analizza l’entrata e la diffusione di questo termine in alcuni contesti discorsivi relativi all’Italia: l’ambito della sociologia e della psicologia sociale, quello della vita quotidiana di persone gay, lesbiche ed eterosessuali, quello della politica raccontata dai mass media nazionali e dagli attivisti LGBT. E getta luce sugli usi pratici del concetto di omofobia e sui significati che esso assume per chi lo utilizza. A cosa ci si riferisce quando si discute di omofobia? In quali dibattiti questo termine risulta efficace? In che modo parla dell’ostilità antiomosessuale e si lega ai processi di modernizzazione invocati o criticati – della società italiana?


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