Buon lunedì, prodi seguaci!🦃
Rieccomi su questi schermi: questo periodo andrà così, sarò più latitante del solito, ma ogni tanto passo a battere un colpo. In questi giorni sto leggendo L’amore che fa boum di Giangilberto Monti, uno di quei libri che ha attratto la mia attenzione un po’ per caso.
Il teorema accusatorio del giudice istruttore Gilbert è ormai chiaro: dalla rapina di rue Ordener in poi, ogni furto di armi, mezzi di trasporto o denaro commesso da elementi anarchici è legato alle attività di una sola organizzazione: una banda che agisce agli ordini di Jules Bonnot e che ha in Octave Garnier uno dei suoi più violenti esecutori. Secondo gli inquirenti la distinzione tra anarchici e illegalisti è pura accademia e chiunque abbia dato appoggio ai membri della banda è di fatto complice dei suoi crimini, anche dei più efferati. E se prima della morte di Jouin, Bonnot era visto dall’opinione pubblica come uno spericolato autista dalla vita tormentata, spinto da un ideale libertario a sorreggerne le azioni – con l’unica macchia della misteriosa fine dell’amico Platano, sulla strada per Parigi – ora diventava il nemico pubblico numero uno.

Siamo in Francia, c’è la democrazia, la guerra in Europa non c’è, o meglio, c’è dappertutto, ma non qui. È’ la Belle Epoque! Vai a prendere il caffè sulla Senna, vai a ballare al Moulin Rouge e lì ci trovi gli artisti, i ministri, bellissime donne… basta avere i soldi. E se vuoi farti quattro risate? Vai al cabaret, dove i comici prendono in giro l’imperatore. Ma se non hai soldi, se cerchi lavoro? Se sei disperato perché non lo trovi, cosa fai? Questa storia a Parigi la conoscono tutti, è quasi una leggenda però è tutto vero… questa è la storia di Jules Bonnot: operaio, anarchico e poi bandito. Un fuorilegge. Prefazione di Oliviero Ponte Di Pino.


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