Buon venerdì, prodi seguaci!🥾

Spero stiate passando un piacevole fine settimana lungo: da queste parti è di nuovo il momento di scegliere due libri dal mucchio. Visto che dicembre è il mese del Natale e dovremmo pensare a come rendere la nostra società più accogliente per chi è in difficoltà per qualsiasi motivo, ho deciso di scegliere due libri che mettono in luce una stortura da raddrizzare. Ora, le storture sono tante – la nostra società è cattiva con un sacco di gente per un sacco di motivi diversi – ma quella su cui mi concentrerò questo mese è lo stigma nei confronti della malattia mentale.

Il primo libro pigliato è Il pregiudizio psichiatrico di Giorgio Antonucci, un nome che forse conoscete per essere stato uno dei protagonisti in Italia, insieme a Franco Basaglia, dello smantellamento degli ospedali psichiatrici e uno dei fondatori del Telefono Viola, contro gli abusi e le violenze psichiatriche. Questo suo saggio espone la sua tesi secondo sui la malattia mentale non è una malattia e la psichiatria non è una scienza.

«A ben poco serve attaccare l’istituzione del manicomio – scrive Antonucci – se non si porta un attacco radicale allo stesso giudizio psichiatrico che ne è alla base, mostrandone l’insussistenza scientifica. Finché non sarà abolito quello che di fatto è un pre-giudizio, la realtà della segregazione psichiatrica continuerà a fiorire dentro e fuori le pareti del manicomio». Dall’«istituzione negata» alla negazione della psichiatria. Ed è appunto questa la tesi centrale del libro di Antonucci, ovvero che la malattia mentale non è una malattia e la psichiatria non è una scienza. Un’affermazione dura, perentoria che potrebbe suonare incredibile se non fosse fondata su 250 certezze, tanti quanti sono stati i pazienti di Imola che ha “liberato” dalla segregazione psichiatrica. Non esiste un’alternativa alla psichiatria se non l’abolizione della psichiatria. Il ricorso di Antonucci all’esperienza personale non risponde a uno scopo autobiografico ma alla necessità di portare il lettore a osservare la realtà senza pregiudizi, a conoscere direttamente gli uomini e le donne vittime dei trattamenti psichiatrici, a fondare la critica su storie vere, su fatti concreti e inconfutabili.

Il secondo libro pigliato è Noi due siamo uno di Matteo Spicuglia, giornalista della Rai che ci racconta la storia di Andrea Soldi, quarantacinquenne che soffriva di schizofrenia e che è morto nel 2015 in seguito a un TSO eseguito contro la sua volontà da vigili urbani e personale medico.

Noi due siamo uno ha inizio nell’agosto 2015. Torino è caldissima, afosa, qualcuno è già in vacanza, altri cercano l’aria dei giardini di quartiere. Anche Andrea Soldi, 45 anni, è seduto su una panchina, ma quella è la “sua panchina” sempre, in ogni stagione. Lì si rifugia quando i pensieri lo assalgono, lì trova conforto, lì si sente a casa. Andrea soffre da anni di schizofrenia, la sua famiglia gli è vicino, la madre, il padre e la sorella sono il suo mondo e piazza Umbria è il suo posto del cuore. Andrea non è violento, non è mai stato pericoloso, eppure, il 5 agosto di quell’anno morirà a causa di un tso eseguito da alcuni vigili urbani e dal personale medico. Soffocato diranno i referti. Il processo è arrivato ora alla fase d’appello. Ma questa è forse la cosa meno importante della storia. Matteo Spicuglia è un giornalista che ha seguito il caso e che ha voluto andare a fondo, incontrare i parenti di Andrea, raccontare chi era e come ha vissuto. Dopo la sua morte, la famiglia Soldi ha trovato alcune pagine di un diario lucidissimo che danno voce al percorso umano e psicologico di Andrea. A partire da quel diario, Spicuglia allarga lo sguardo dalla panchina di piazza Umbria alla realtà dei tso, dalla vita di Andrea al mondo della malattia psichica, dalla famiglia torinese all’universo di famiglie che si trovano a convivere con pregiudizi e inadeguatezza dei servizi medici e sociali nella gestione di patologie che soffrono ancora lo stigma sociale.

E per quest’anno il Piglio dal Mucchio finisce qui. Conoscevate uno di questi libri oppure vi ho fatto conoscere qualcosa di interessante? Fatemi sapere!

Buon fine settimana!🏔️

8 risposte a “PdM 2023: il piglio di dicembre”

  1. Non li conoscevo. Ironia della sorte, sto preparando un esame dove si discute di come e quando considerare un individuo in salute. Se non avessi già molto indietro ci avrei fatto un pensiero

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    1. Be’, puoi sempre metterlo in lista, tanto la lista di libri da leggere vive di vita propria, non si scandalizzerà troppo per una nuova aggiunta! 😂

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  2. “Noi due siamo uno” è un libro che sembra molto interessante. Non lo conoscevo ma ricordo tristemente la vicenda. Penso che lo inserirò nel mucchione dei “Da leggere”

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    1. Mi fa piacere averti fatto incrociare un libro interessante! 😊

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  3. A Più libri più liberi c’era lo stand di Eleuthera e ho preso un libro di Piero Cipriano, La fabbrica della cura mentale. Lo conosci? Io l’ho sentito parlare a un convegno a Montecatini, in quell’occasione comprai un altro suo libro, La società dei devianti. Ho fatto i complimenti alla persona che stava allo stand per la qualità dei loro libri.

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    1. Lo conosco solo dalle mie peregrinazioni nel catalogo di Eleuthera, che è pieno di titoli interessanti, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

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  4. Se sei interessata alla malattia mentale e al modo di affrontarla e curarla ti consiglio di leggerlo!

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