Buon venerdì, prodi seguaci!📝
Anche se non sembra ottobre è tra noi: il mio proposito di smaltire i libri comprati procede bene, perché, nonostante debba sostanzialmente scrivere ancora tutte le recensioni, continuo a leggere. È che sono in questo periodo pazzerello in cui sono molto stanca molto spesso e con poca voglia (e spesso con poche forze psicofisiche) per potermi mettere a scrivere le mie impressioni.
Ma è autunno! Questo mi rende più energica! (Poi se le temperature si adeguano al periodo, magari ci fanno un bel favore, mannaggia…). Quindi ecco cosa andrò a leggere (presumibilmente) in questo mese.

Il primo libro pigliato è Il senso perfetto di Anna D’Errico, che promette di svelarci un sacco di curiosità riguardo alle capacità dei nostri nasi e del nostro senso dell’olfatto, che è un po’ bistrattato rispetto agli altri sensi, visto che si vocifera che non sia troppo sviluppato. D’Errico è qui a dirci che non è vero e io non vedo l’ora di leggere tutte le curiosità che ha raccolto. Voglio dire, sul serio, perché abbiamo proprio due narici?

Perché abbiamo due narici? È vero che si possono sentire più di 10.000 odori? Cos’è il marketing olfattivo? Esisteranno un giorno odori digitali? Tra ricerca scientifica e tante curiosità, Anna d’Errico ci accompagna in un viaggio alla scoperta dei talenti del naso umano, descrivendo qualità poco note e sfatando alcuni miti, come l’idea che l’uomo abbia un olfatto poco sviluppato.

Il secondo libro pigliato è L’enigma di Fermat di Amir D. Aczel, uno di quei saggi che promette di rendere appassionante la materia che meno di tutte ci viene presentata come appassionante: la matematica. Aczel ci racconta la storia della dimostrazione del cosiddetto ultimo teorema di Fermat: il buon Fermat appuntò ai margini di un libro che aveva una gran bella dimostrazione per provare che l’equazione aⁿ+bⁿ=cⁿ se n>2 non ha soluzioni intere positive, ma non la poteva scrivere lì perché era troppo lunga. Solo che poi non l’ha scritta da nessun’altra parte e per tre secoli nessunə è riuscitə a dimostrare il teorema (per la precisione, fino a Andrew Wiles, riuscito nell’impresa nel 1994 dopo sette anni di dimostrazioni matte e disperatissime). In questi tre secoli di tentativi, il libro promette di raccontare tutti i grandi sodalizi, intrighi e tradimenti che hanno accompagnato questa ricerca scientifica e io non posso che essere curiosa di sapere com’è andata.

Nel 1637 il matematico francese Pierre de Fermat scrisse in una breve nota di aver dimostrato che, mentre il quadrato di un numero intero può essere scomposto nella somma dei quadrati di altri due numeri, come si evince dal teorema di Pitagora, ciò non è possibile per il cubo e per tutte le potenze superiori a due. La prova di questa affermazione non venne mai trovata tra le sue carte, e quello che venne definito “l’ultimo teorema di Fermat” rimase privo di dimostrazioni per secoli. Nel 1993 il professor Andrew Willes dell’università di Princeton, annunciò di aver risolto l’enigma dopo sette anni di lavoro. Il libro di Aczel è la ricostruzione di questa straordinaria ricerca scientifica, fatta di grandi sodalizi, intrighi e tradimenti.

Ecco qua. Al solito fatemi sapere se avete già letto qualcosa o se vi ho incuriosito e se siete già in modalità funghi e caldarroste.
Buon fine settimana!🍄


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