Buon lunedì, prodi seguaci!🛡️

Fa di nuovo caldissimo e io per qualche misterioso motivo ho iniziato a leggere un libro impegnativo come Stato e anarchia di Michail Bakunin, cosa possibile solo stando appiccicata al ventilatore: però devo dire che mi ha dato un’ottima descrizione del perché nelle forze armate tendono a proliferare soggetti convinti di dover difendere un’ideologia piuttosto che le persone.

Non crediate che gli ufficiali tedeschi sprezzino il passo cadenzato, tutt’altro, lo considerano uno dei migliori mezzi per sgranchire le membra e per possedere il corpo del soldato, vengono poi il maneggio e la manutenzione delle armi e il perfetto ordine degli effetti, bisogna che il soldato sia occupato dalla mattina e alla sera e che non manchi mai di sentir pesare sopra di sé, sopra ciascuno dei propri passi lo sguardo severo e gelidamente magnetizzatore dei suoi capi. D’inverno quando c’è più tempo a disposizione i soldati vengono mandati a scuola dove viene loro insegnato a scrivere, a leggere, a contare, ma dove sono soprattutto costretti a imparare a memoria un codice militare pervaso di venerazione per l’imperatore e di disprezzo per il popolo: fare la guardia intorno all’imperatore e sparare al popolo. Ecco la quintessenza della istruzione civica e politica dei soldati.

Il soldato che resta tre, quattro o cinque anni in un ambiente del genere non può uscirne che guasto. Il risultato è identico sebbene sotto un’altra forma per l’ufficiale. Vogliono fare del soldato un bastone cieco, l’ufficiale, lui, dev’essere un bastone animato, un bastone per convinzione, per pensiero, per ideale, per passione. Il suo ambiente è la società degli ufficiali; non farà un passo fuori di quest’ambiente: tutto il corpo degli ufficiali, pervaso di quello spirito che abbiamo descritto più su, spia ognuno dei suoi membri. Guai al disgraziato che per inesperienza o per un qualche sentimento oserà legarsi a un altro ambiente! Se questo ambiente è insignificante dal punto di vista politico si burleranno semplicemente di lui, ma se invece avrà una linea politica non conforme alla linea comune degli ufficiali, se sarà cioè liberale o democratico, o peggio ancora, socialista rivoluzionario il disgraziato è rovinato. Ogni collega diventerà un delatore.

Copertina di Stato e anarchia di Michail Bakunin: c'è una foto di Bakunin.

L’opera, scritta nel 1873, fu composta e stampata in russo a Zurigo da un gruppo di giovani fuorusciti o evasi dalla Russia; pubblicata senza il nome dell’autore, fu poi distribuita clandestinamente nel 1874, in territorio russo e diffusa tra gli studenti. Il libro passò ben presto di mano in mano e, con il fascino del proibito, finì con l’esercitare un’influenza notevolissima sul pensiero della gioventù rivoluzionaria e simboleggiò, in quegli anni, ai loro occhi, la rivoluzione stessa. Introduzione di Maurizio Maggiani.

2 risposte a “Citazione della settimana – “Stato e anarchia” di Michail A. Bakunin”

  1. Bellissimi ricordi lontani! Dovrò ritrovare e rileggere questo libro, quasi-dimenticato, negli scaffali alti da dove un libro può uscire solo se davvero cercato e voluto.
    Ma un’introduzione di Maggiani mi fa venir voglia di riacquistarlo.
    Felice che venga ancora letto! Anche se, ne sono certa, lo troverò diverso.
    Mi è già capitato, pur se è passato molto tempo: c’è stato un lungo momento in cui – colpevole Benjamin – ho felicemente deciso di andare a rileggermi (in età ormai decisamente adulta) gli autori della Scuola di Francoforte e della mia prima giovinezza – e vai con Marcuse, Horkheimer, Adorno; pensavo di regalarmi una rimpatriata… e mi sono ritrovata in terra straniera!
    E’ stato bellissimo e sconvolgente: di quegli autori, giovanissima, avevo fatto le mie bibbie – e non avevo capito niente!
    Ti ringrazio, davvero! e sì, lo riacquisterò (ma solo dopo averlo ritrovato). Un confronto quasi necessario! Magari con antichi appunti sui margini (sigh!)

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    1. L’introduzione è un aneddoto di 5 pagine, quindi non so se vuoi investire lo stesso in una nuova copia.
      È uno di quei libri che merita di non essere dimenticato: ha ancora qualcosa da dirci e lo fa in una maniera così chiara che (quasi) dimostra meno degli anni che ha. Ne sono rimasta piacevolmente sorpresa.

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