Buon lunedì, prodi seguaci!🌊
Questo fine settimana, oltre ad aver spudoratamente approfittato della promozione sul catalogo ebook di Fandango ed aver finito la terza stagione di Fairy Tale su Netflix, ho iniziato a leggere Cassandra di Christa Wolf, quindi ve ne regalo una citazione.
Si tratta di un estratto che contiene diversa violenza, quindi procedete – se lo volete – con attenzione.
Se un dio volesse giacere con lei: per una mortale questo non era un onore? Lo era. E che il dio, al cui servizio io mi ero destinata, volesse possedermi completamente – non era naturale? Sì. Dunque. Che cosa non andava? – Mai e poi mai avrei dovuto raccontare quel sogno a Ecuba! Continuò a farmi domande.
L’anno prima, quando avevo sanguinato per la prima volta, non ero dunque stata a sedere nel recinto del tempio di Atena insieme alle altre fanciulle – obbligata a sedere! pensai come allora, e come l’anno prima mi si aggricciò la pelle per l’orrenda vergogna -, e ogni cosa non aveva seguito il corso prestabilito? Potrei ancora indicare il cipresso sotto il quale sedetti, ammesso che i greci non gli abbiano dato fuoco, potrei descrivere la forma delle nuvole, venivano dall’Ellesponto in rada schiera.
«Rada schiera». Queste stupidissime espressioni esistono, non posso perderci altro tempo. Penso soltanto all’odore di olive e tamarici. Chiudere gli occhi, non ci riesco più, ma ci riuscivo. Aprii una fessura e accolsi le gambe dei maschi dentro di me. Dozzine di gambe maschili nei sandali, non si può credere quanto diverse, tutte ripugnanti. Le gambe maschili che vidi in un solo giorno mi bastarono per tutta la vita, ma nessuno lo sospettò. Sentivo i loro sguardi in viso, sul petto. Neanche una volta mi girai verso le altre fanciulle, né loro verso di me. Non avevamo niente a che fare l’una con l’altra, i maschi ci dovevano scegliere e sverginare. Udii a lungo, prima di addormentarmi, lo schioccare delle dita e, con quante diverse intonazioni, quell’unica parola: vieni. Mi si fece vuoto attorno, a poco a poco le altre fanciulle furono portate via, le figlie degli ufficiali, degli scribi di palazzo, dei vasai, degli artigiani, degli aurighi e degli affittuari. Conoscevo fin da piccola il vuoto. Sperimentai due specie di vergogna: quella di essere scelta, e quella di restare seduta in attesa. Sì, sarei diventata sacerdotessa, ad ogni costo.

Cassandra, la figlia veggente di Ecuba e Priamo, attende la morte per mano dei Greci vincitori alle soglie della fortezza di Micene. Davanti ai suoi occhi scorrono intrecciate la sua storia e quella della città di Troia. L’amore per Enea e la rottura con la famiglia che, accecata dall’andamento della guerra, non riesce a vedere con gli occhi di Cassandra. La vita nelle comunità femminili sulle rive del fiume Scamandro e la distruzione e la rovina della sua città. Un romanzo che dà una visione diversa da quella omerica classica recuperando lo sguardo e la voce della sacerdotessa troiana per darci il resoconto della liberazione femminile e del bisogno di pace.


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