Buon lunedì, prodi seguaci!

Non è stato il migliore dei fine settimana per me, un po’ per il caldo, un po’ per una scelta di lettura infelice e soprattutto perché Paola Perego e Laura Campiglio su Radio2 hanno dato delle malate alle persone asessuali, rallegrandosi del fatto che ci estingueremo presto. Insomma, ho passato momenti migliori… anche se vedere in giro molta indignazione mi ha scaldato il cuore.🖤💜

E visto che oggi è l’anniversario dello sgancio della bomba atomica su Hiroshima, rimaniamo in tema disastri immani provocati dall’essere umano con una citazione da Mezzanotte e cinque a Bhopal di Dominique Lapierre e Javier Moro, che racconta di come si è arrivati a una delle peggiori catastrofi industriali della storia: la fuoriuscita di gas tossici dallo stabilimento della Union Carbide che fece tra i sedicimila e i trentamila morti e oltre cinquecentomila feriti e le cui conseguenze perdurano ancora oggi.

È una citazione che descrive in maniera cruda l’intossicazione: se pensate che possa farvi impressione, è meglio se vi fermate qui!🌻

Nell’oscurità appestata dai miasmi fetidi, c’è chi chiama il marito, i figli, i genitori. Per tutti coloro che gli effluvi micidiali hanno reso praticamente ciechi, gridare un nome è il solo modo per ritrovare un essere caro. Il nome di Padmini riecheggia senza sosta nella notte. Nel fuggi fuggi generale, la protagonista della serata si è ritrovata divisa dal marito, dalla madre e dal fratello. Semiaccecata, travolta dalla marea umana, con il sangue che le riempie la bocca e i sonagli che le tintinnano alle caviglie, Padmini non sente i richiami dei suoi parenti. Ma sono grida che ben presto cessano perché, per effetto dei gas, le gole si chiudono, i polmoni bruciano e nessuno riesce più a emettere un suono. In preda ad atroci dolori al torace, alcuni sventurati cercano sollievo comprimendosi il petto con tutte le forze. Vittime di edemi polmonari fulminanti, molti vomitano un liquido schiumoso striato di sangue. Alcuni, più colpiti, sputano fiotti rossastri. Con gli occhi fuori dalle orbite, il naso sanguinante, le orecchie sibilanti, i visi cianotici inondati di sudore, quasi tutti stramazzano dopo pochi passi. C’è chi si accascia sulla soglia della capanna che voleva abbandonare, colpito da vertigini, sincopi, palpitazioni. C’è chi invece diventa bruscamente violaceo e si mette a tossire. Il sinistro concerto degli attacchi di tosse riempie la notte.

Alla fine degli anni ’50, mentre migliaia di contadini indiani vengono cacciati dalle loro terre da nugoli di insetti assassini, tre entomologi newyorkesi inventano un insetticida miracoloso. La Union Carbide, la multinazionale che lo produce, decide di impiantare una grande fabbrica nel cuore dell’India, nella splendida Bhopal. I lavori hanno inizio negli anni ’60 e terminano nel 1980, quando la fabbrica gioiello viene finalmente inaugurata. Ma il sogno ha vita breve: il 2 dicembre 1984 la fabbrica esplode causando la morte di migliaia di persone e compromettendo gravemente la salute di molte altre, a causa delle emissioni di gas nocivi.

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