Buon lunedì, prodi seguaci!
Per il mese dell’Orgoglio ho visto un sacco di liste di film LGBTQIA+ dove le pellicole citavano per lo più pellicole con personaggi gay o al più lesbiche: quindi oggi vi scrivo di Tangerine, film del 2015 diretto da Sean Baker, con protagoniste due donne trans, Alexandra e Sin-Dee.
Il film è stato presentato al Torino Film Festival, ma non è stato doppiato in italiano: inoltre, è stato girato con un budget talmente basso da essere stato girato interamente con un iPhone 5s. Vi sta passando la voglia di vederlo? Fatevela tornare perché è un film bellissimo.
Tangerine inizia con Sin-Dee e Alexandra sedute a un diner: la prima si è fatta ventotto giorni di galera e le due amiche si stanno aggiornando sui fatti. Ad Alexandra scappa che il fidanzato di Sin-Dee non le è stato fedele e questa inizia la ricerca dell’ex per fargliela pagare. La ricerca è complicata dal fatto che Alexandra e Sin-Dee sono nel giro della prostituzione, Chester (il fidanzato) è un pappone e la sua nuova ragazza una delle sue nuove prostitute.

La mia preoccupazione principale su questo film è che, visto il loro lavoro, Alexandra e Sin-Dee finissero per essere oggettivizzate a tutto spiano: invece proprio per niente, anzi, nonostante compiano alcune azioni poco edificanti, sono i personaggi più dignitosi dell’intero film, per almeno due motivi.
- Si rifiutano di accettare merda da chicchessia. Rifiutano di essere degradate per ciò che fanno; rifiutano di essere degradate per ciò che sono.
- Non dimenticano la loro umanità, anche quando sono state ferite e l’ipocrisia minaccia di sommergerle.
C’è una scena super-struggente dove Alexandra canta in un locale e racconta tutta la difficoltà di vivere in questo mondo come donna trans di colore che deve pagare per avere quello spazio che ad altrə è dovuto (e magari anche ricompensato).

Chi esce piuttosto male da questo film sono le persone cis, ancora confuse su cosa siano identità di genere e orientamento sessuale, tutte prese a mantenere le apparenze e il loro potere ben saldo nelle mani.
La distanza che si apre in fondo al film tra chi difende lo status quo a qualunque costo, anche a scapito della propria dignità, e chi mette sopra tutto la solidarietà umana è immensa e consegna il messaggio morale nelle mani di queste due donne, scalcagnate ma ancora capaci di riconoscere le cose importanti.
Fonte immagini: IMdB


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